Storielle
dove si scrive, si scribacchia, si scarabocchia..
Corso accelerato contro la dispnea, di Stefano Lavoratori
19 nov
La storia somiglia alla paleontologia. A causa di certi pregiudizi,
anche i migliori scienziati non si accorgono di fatti che hanno davanti al naso.
Dopo, si stupiscono di vedere dappertutto
tracce di ciò che non avevano saputo notare.
[Marx]
Cosa c’entrino gli snorky con uno scafandro da palombaro super tecnologico e un sassofono è questione di storia contemporanea; d’accademia, direi.
Come, non lo sapete? C’era questo tizio, un tale, un sempronio qualunque. Pare, raccontano, che un giorno questo ingegneruccio – modesto e composto, nè bianco nè nero, credetemi!, e nanche grigio: trasparente semmai - beh, questo tale un giorno decise di imparare a suonare il sassofono. Il sassofono, sì! Rumoroso, va bene. Fastidioso, agli inizi, ve lo concedo. Ma tant’è, anche la moglie fu pronta a capire, superba a mentire e contenta nel vedere un po’ di colore scomporre la noia dei fine settimana. Il tranquillo vicinato sembrò non accorgersi del novello artista. Nessuno, nè quel tale, nè la sua leale consorte, nemmeno la signora impicciona del piano ammezzato, nessuno!, poteva immaginare che il figlio del cugino della suocera del Ministro delle Tempeste e dei Mostri Marini abitasse nell’appartamento al piano di sopra. Solo una persona poteva saperlo. Chi? Beh, se mai avete abitato in un condominio rispettabile, in vita vostra, sono certo che avete capito cosa intendo: il portiere, e chi sennò?! A differenza del nostro ingegneruccio, si dice che il portiere fosse nero, nero come la pece. Alcuni raccontano di un passato da spezzapollici, per lui; altri giurano di averlo visto tra i contractors nella presa di Lugano, a bordo di un blindato Freccia; altri ancora sostengono.. ma no, non è questa la nostra storia, lasciamo alle voci il loro posto in platea, e torniamo sul palco, su un pianerottolo, dove un ingegneruccio col sassofono e lo sguardo basito ascolta le parole allusive e misteriose del portiere del suo palazzo, circa i rischi nel diffondere informazioni coperte da segreto militare attraverso un complesso codice di aborti di scale maggiori e stecche gracchianti. Continua >
7:55 #6 – Stefano Lavori, iForno e l’Angelo della Morte
6 ott
Dicono che stesse ultimando il prototipo dell’iForno, quando l’Angelo della Morte gli fece visita. L’Angelo guardò l’avveniristico elettrodomestico, poi disse a Stefano: dai, accendilo. Stefano eseguì, senza fiatare. Aveva già capito.
L’iForno ci penso per un po’, poi restituì un messaggio di errore. L’Angelo non disse niente, si limitò a guardare Stefano, inclinando leggermente la testa. Stefano continuò ad armeggiare per alcuni minuti, fingendo di non capire il motivo di quell’errore, interpretando alla perfezione un copione che aveva già immaginato centinaia di volte.
Poi si schiarì la voce e recitò fedelmente la sua battuta: è sincronizzato con iFrigo, che quasi sicuramente è vuoto. Non funzionerà se non ci metto qualcosa di cucinabile dentro.
L’Angelo della Morte, che conosceva tutte le risposte, fece la sua domanda: qualsiasi cosa?
S - Non proprio qualsiasi cosa. Dev’essere cucinabile.
AdM – ..e basta?
S - Cucinabile in forno.
AdM – un forno qualsiasi?
S - Cucinabile in un iForno.
AdM - …e poi? Si accende?
S – Dev’essere cucinabile nell’iForno con cui è sincronizzato e gli ingredienti devono coincidere almeno al 75% con una delle ricette impostate tra i preferiti.
AdM – e poi si accende!
S - No. Devi aver pagato la licenza per la ricetta che hai scelto. Altrimenti si spegne.
AdM – Bravo Stefano, bravo. Adesso vieni con me, andiamo a restituire l’anima a chi te l’ha concessa in licenza
.
Ps: il pensiero delle ottomenocinque di oggi, l’avrete capito, era una specie di ipotesi di fantacoccodrillo per Steve Jobs. Perchè tanto sarcasmo? Perchè ora verrà ancor più osannato; sarà beatificato; presto sarà santo. Pensatela come volete, ma stracciarsi le vesti e andare in pellegrinaggio nei mega store mi pare grottesco. Luci e ombre, sfumature, complessità, criticità: tutta roba che sparisce, affogata nello spettacolare cordoglio per uno degli imprenditori più cool dei nostri tempi.
Pps: poco tempo fa usciva un prezioso contributo su Giap, ve lo consiglio: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241
Un giorno come un altro
11 set
Comincia a diventare noiosa sta cosa di postare vecchi racconti. Ma oggi che il sistema decimale impone alla memoria collettiva tutti i possibili dov’ero oggi nel 2001, ho deciso di raccontarvi come andavo raccontandola io, quella faccenda, pochi mesi dopo. Va da sè che una certa parte dei fatti citati nel racconto somiglia giusto un tantinello alla realtà.
* * *
Un giorno come un altro
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Tempo cinque minuti dall’invenzione
del nuovo Nemico dell’intero Occidente
e l’avevo già presa in culo
-
L’ascensore sembrava metterci un’eternità.
- Zì Latì, siamo sicuri che sto coso funziona? Credo che ci potrebbero ancora scambiare per giovani di belle speranze..
- Che problema c’è, Mammamaura?
- Dondola, non senti?
- Lo prendo tutti i giorni, non c’è pericolo.. ricordi quello di casa mia a Fabriano? Eheheh..
- Come no, ci sono le scritte tra un piano e l’altro. Francy e Giuggy 4 ever.. Però quello era tre piani, Francè! Al limite era pure divertente.
- Dai, siamo arrivati, visto! Dammi la borsa che t’aiuto.
Appena aperto il portone, l’odore di cannella invase i sensi e sciolse gli indugi.
- Nonna Frà!
- Oh, Mauretto! Eccoti finalmente! Come stai?
- Bene, anche tu vedo, anzi: sento! Senti qua, che odorino, che fai?
- Ma.. non doveva venire anche Emanuele?
- Arriva domani, La Vecchia tanto ha rimandato un’altra volta.. che palle.. Il Doc invece? Esami esami esami?
- No, oggi no, è in giro con Bea, tornano tra un po’.
- Capito. Senti, ma è per noi questa meraviglia?
- In vostro onore, signor sì!
- Zì Latì, v’ha detto culo a te e Alessandro, avete in casa un gioiellino! Francesca, vuoi sposarmi?
- Dai, alzati, non fare lo scemo, io speravo di festeggiare il vostro nuovo appartamento con la torta..
- Invece avrai l’occasione di infilarti nel mio letto.. cioè.. nel tuo divano, una notte ancora!
- Mi piacerebbe tesoro, ma torno a Palombina stasera… vorrà dire che sarà per la prossima volta. Vorrai avere una casa prima di sposarmi, no?
- Beh, se aspetto Trottolino posso anche morire scapolo.
- Chi è Trottolino?
- Sarebbe l’agente immobiliare.. si chiama Lino.. che sfigato.. però intanto s’è fatto ferragosto col nostro anticipo e ancora noi a casa non ci siamo entrati..
- Perché? Siediti, dai. Prendi un caffè? Continua >
La cena dei cugini
27 ago
..beh, questo l’ho scritto parecchio tempo fa, sembra un secolo oramai..( ah, il tempo..)
Ok, ok: lasciamo perdere..
Ve lo dedico, così, come qualcuno che regali a un amico un pupazzetto dei masters sbucato fuori da chissà dove. Fate conto che stia traslocando (e infatti sto per trasclocare, porca puttana, con questo caldo infernale…) e voi siate venuti a darmi una mano, e tra uno scatolone e un paio di birre (rigorosamente in questa proporzione) qualcuno abbia raccontato una vecchia storia…
* * *
La Cena dei Cugini
Tutti gli uomini sono pazzi,
e chi non vuole vedere dei pazzi
deve restare in camera sua e rompere lo specchio
[Alphonse De Sade]
-
…lo so, lo so che non mi credete…
è l’ultima che vi scrivo; se tornerà, come le altre, manterrò il mio proposito. Ma come devo fare??? Ve l’ho detto cosa è successo.. Io..
Non rileggerò questa mia.. Credo di averla scritta cento volte.. Beh, ve l’ho detto.. Doveva essere solo uno scherzo..
Ha presente La cena dei cretini? Avete visto il film, no? Beh, invece di portare un cretino ciascuno, i cugini si portarono a casa ognuno il più fifone che avesse trovato, e chiesero l’aiuto di una ciarlatano da circo, un sedicente medium, per fare uno stupido scherzo. Avevano preparato tutto fino all’ultimo dettaglio, da un mese ormai casa loro sembrava un set cinematografico caricato a molla per trasformarsi in un museo degli orrori. Nel pomeriggio arrivò il ciarlatano, assieme alla vecchia moglie. La povera signora non sapeva niente di quella cena: il marito voleva partecipare alla scommessa, prevedendo che la più fifona sarebbe stata proprio la moglie: “Mi ci gioco la sfera di cristallo!” scandiva, ridendo, in tono di sfida. Il borioso impostore, però, era stato vittima dello stesso inganno: informato sulla scommessa, egli credette di essere l’animatore indiscusso della serata, mentre era solo una comparsa. Anzi: il cavallo vincente, a detta del minore dei cugini: “Io scommetto sul mago. Quel vecchio ciccione salterà dalla paura prima della moglie!!”, borbottava tra sè, mentre applicava le ultime rifiniture alla tavola imbandita. Nel frattempo stavano arrivando gli ospiti, tutti piuttosto puntuali. Dopo il vecchio parroco, portato dal maggiore dei cugini, arrivò l’invitato del mezzano, un ometto che lavorava all’ufficio imposte, e il “fifone” portato dalla piccola cuginetta, un suo compagno di liceo, con cui intendeva passare, a dispetto dei suoi complici, ben altra serata… come vi ho detto, i cugini furono abili a rompere il ghiaccio, e affiatati nel far scivolare dolcemente la cena e la conversazione verso i toni più lugubri. Continua >
Fallometria
23 gen
“Tutta l’educazione si riduce a questi due insegnamenti:
imparare a sopportare l’ingiustizia e imparare a soffrire la noia.”
[Ferdinando Galiani]
Allora, questa è semplice. Abbiamo un inglese di origine ungherese, no, che dico?, un ungherese di origine inglese che cerca di passare il confine con la Repubblica Ceca, per chiedere asilo. Per accertare che sia veramente un frocio gli misurano il cazzo. No, così non va. L’anglo-ungherese fa l’impiegato all’ufficio immigrazione. Meglio: il poliziotto. Perfetto. Perchè il tizio che cerca di entrare nella Repubblica Ceca dovrà necessariamente arrivare da un paese nel quale l’omosessualità è oggetto di persecuzione. Dunque è a un marocchino che misureremo il cazzo. O un colombiano.
Helység Williams fa il polizziotto, in servizio all’ufficio immigrazione. Misura dopo misura, dopo pochi giorni dall’applicazione delle nuove misure, salta fuori che tutti i culattoni che chiedono asilo a Praga hanno il cazzo più grosso e tosto del nostro buon servitore dello stato. Certo, Helység Williams ha una pistola, e pure una macchina di grossa cilindrata in garage. Ma quei culattoni hanno il pisello più grosso. C’è poco da fare. Sta male Helység Williams, da quando ha conosciuto Kurt Freund. Continua >
Il bankabbestia
18 ott
“Anarco-cafonalisti, bankabbestia, blazer-block, antagonisti della sosta vietata,
squatter a trazione integrale.Si assembrano in torme fumanti e
vocianti a Brera, lungo i Navigli, alle colonne di San Lorenzo
e intorno all’arco della Pace, complici baristi e ristoratori no-fiscal.”
[Il Sole 24 ore - Domenica 04/06/2006]
Buongiorno e benventuti al secondo appuntamento con “dis-lessico futuro”, mini-rubrica di neologismi e derive linguistiche.
La parola di oggi è Bankabbestia. Per rintracciarne la corretta origine, dobbiamo partire dal termine che ne rappresenta il parente più prossimo: il Punkabbestia.
Al contrario di quanto comunemente sostenuto, a nostro avviso la presenza di un cane (seppur distintiva del punkabbestia) con troppa faciloneria viene individuata come causa prima dell’accostamento del vezzeggiativo bestia alla parola punk, rappresentando piuttosto quella felice coincidenza che sancisce l’universalità di un’espressione altrimenti destinanta al limbo dei localismi. Riteniamo infatti plausibile che l’origine del termine punkabbestia vada rintracciata nella crasi tra punk (letteralmente: di scarsa qualità, da due soldi) e l’espressione idiomatica toscana a bestia (letteralmente: molto, eccessivamente). Secondo le nostre analisi, l’elemento propulsivo nella primissima diffusione del termine punkabbestia è infatti l’aspetto maggiorativo: non bastava indicare certi individui come punk, c’era da ribadire che erano molto punk, più punk degli altri, punkabbestia appunto. Forse perchè, nel frattempo, il punk era morto. Continua >
Il qualcheggione
13 ott
Lui: Di cosa ti occupi?
L’altro: Io? Qualcheggio cose, qualcheggio gente..
Buongiorno e benvenuti alla prima puntata della mini-rubrica “dis-lessico futuro”.
Oggi parleremo del verbo qualcheggiare.
Più indefinito di puffare, è sicuramente più diffuso tra gli individui di statura superiore alle due mele [o poco più (e meno blu)].
All’apparenza è meno spregiativo di brigare, il cui participio sostantivato è brigante. In realtà il primo sostantivo associato a qualcheggiare è qualcheggiante, perfetto sinonimo di politicante. Ma ancor peggiore è qualcheggione. Il qualcheggione è figlio dell’incrocio (purtroppo fecondo) tra il qualunquista dell’immediato dopoguerra e il qualcunista di inizio millennio. Continua >
Cartine
15 ago
Prototipo di infiniti incipit (chiusi negli scatoloni)
Per scrivere una buona lettera d’amore,
bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire
e finire senza sapere che cosa si e’ scritto
(Rousseau)
Quando lo vide entrare, trascinandosi dietro quegli enormi scatoloni, l’editore strabuzzò gli occhi.
-ehm.. lei è il dottor Sentinelli?
-si.. scusi.. ecco: eccomi!
Il dottore indugiò, evidentemente imbarazzato; ma ormai aveva deciso, e partì tutto d’un fiato:
-sentamihadetto-un-mioamico, scusi l’intrusione, in effetti, devo far paura, ma non-è-tuttacarta, sa? –in effetti sono cartine, cioè, vabbeh, mi-ha-detto-un-mioamico, che ha pubblicato con voi, insomma che pubblicate autori esordienti, questo è un manoscritto, cioè, è meno di quello che pensa, sa? insomma, veda lei, vuol darci un’occhiata?
La domanda, che giudicò fuori tempo, suo malgrado gli servì per riprendere ossigeno. Stava per ripartire, ma l’interlocutore fu più lesto:
-cartine?
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