La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.

[Baudelaire]
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Egonauta

Libro I
Dove arriva l’inverno

Capitolo 3
Dove Saverio vorrebbe tornare a dormire

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-Porca puttana! Amedeo si vegliò di soprassalto, prendendo improvvisa coscienza del suo corpo e della sottile coperta che lo separava da un pavimento di legno: cazzo! Sono a casa di Chiara. Cazzo cazzo, è giorno, il prof mi ucciderà! Inciampò, infilandosi i pantaloni, e cadde verso la finestra di cui cercava di conquistare la vista. Quando si rialzò, dolorante, vide tutto bianco. Scosse la testa, guardò in basso, cercando di mettere a fuoco; aveva battuto il ginocchio, di certo, ma doveva aver battuto anche la testa senza accorgersene.
-che ore sono?- Nel trambusto anche Chiara si era svegliata.
-tutto bianco? È tutto bianco! Ho dato una capocciata!
-quel tonfo era la tua testa?
-il ginocchio, pensavo. Mi fa male quello infatti. Ma è tutto bianco!immagine del pianeta terra congelato
-il ginocchio? Bianco? Fa vedere, ti sarai sbucciato.
-bianco di fuori! Tutto! Vieni a vedere!

Neve. Ovunque. Una visione incredibile. Una coltre uniforme ricopriva ogni cosa, nascondendola, letteralmente. Metri di neve, come un’alluvione. Allungando le dita, Chiara era sicura di poterla assaggiare. Amedeo non poteva crederci. Dov’era la finestra della sua camera? E la strada? Le macchine? Spuntava un lampione. Un lampione? Sui tetti, dune di neve spazzate dal vento. Una calma innaturale. Chiara rideva, poi esclamò: l’aereo! Amedeo non l’udì, si era già lanciato oltre la porta, per le scale, gradini a tre a tre, attaccato al campanello del suo appartamento.
Minuti.
Da dentro, finalmente, una bestemmia.
Saverio aprì la porta: -ah, sei tu? Cazzo fai a quest’ora? Non eri andato a letto? Vabbuò io me ne torno a dormire.- Cosa che stava già facendo, mentre pronunciava l’ulitma frase. Amedeo rimase interdetto qualche secondo, poi gli corse dietro; tutta la casa era al buio.
-Save, Save! Che dormire, guarda fuori!
-mmmhh.. ma tu guarda, Amedè, ti devo mandare a cagare?- La voce di Saverio proveniva da sotto le coperte.
-Saverio?
-mmhh..
-Saverio, dormi ancora con la tapparella aperta, vero?- lezioso.
-si Amedè, che palle, lasciami stare, sono tornato tardi ieri sera.
-e ti svegli col sole, ve-ro Sa-ve-rio?- stucchevole.
-si A-me-de-o-o-o, lo sai, cazzoooo, vaatteeeeneeeee!
-Saverio, guarda l’orologio, sono le dieci!- trionfante.
Questa cosa di dover convincere Saverio dell’eccezionalità della situazione aveva trasformato Amedeo in una persona nuova: dapprima incredulo egli stesso, ora era l’ambasciatore di un evento sconvolgente di cui solo pochi illuminati potevano reggere l’urto. Lui era uno di quelli, ed era pronto a radunare il suo esercito.
-Saverio, ci saranno otto metri di neve, senza scherzi, una cosa da pazzi!
-smettila di rompere, ma che ti è preso stamattina, sei ubriaco? Ti sei fatto? Tira su quella serranda, dài, tanto ormai sono sveglio.. Ma tu guarda..
-potrei tentare di abbassarla,visto che è già alzata, ma temo che sia congelata.. vedi?
-quella… quella è neve?- si stupì Saverio, inforcando gli occhiali.
-elementare, Watson.
-…
-…cioè, è successo qualcosa di semplicemente incredibile, e tu?
-…
-Niente! Non dici niente??

-bravo dottore! Stavolta l’oscuro signore non si incazzerà che sei arrivato tardi! Ora lasciami stare, direi che posso tranquillamente tornarmene a dormire..
-ci rinuncio!
Amedeo continuò per un po’ a fissarsi le punte dei piedi. Era in pantofole. In pantofole e senza calzini. Un momento, e i calzini? …Chiara! Corse di sopra: era scappato senza dirle nulla, poveretta, ci sarà rimasta male: con questa nevicata, non ha neanche un letto, starà piangendo povera Chiara..
-Chiara? Chiaaraaa!
-aiutami! Rideva. Stava bene. Amedeo si era preoccupato per niente. Ma.. dov’era?
-Amedeo, sono qua! Aiutami, non riesco a tornare su!- E continuava a ridere, un risolino soffocato. Amedeo si stava affacciando nelle stanze vuote, col naso all’aria, smarrito.
-sono qua, sono fuori, aiuto!
La finestra del salotto; Amedeo si affacciò: Chiara era davvero fuori. Urlava dal fondo di un buco, mezza sommersa dalla neve che si era tirata addosso. Continuava a ridere, un po’ nervosamente, e guardava Amedeo col musetto arrossato dal freddo.
-e adesso come ti tiro fuori?! Aspetta.. Ascoltami, cerca di scavare ver/
-/scavare? Sei scemo?! Vuoi farmi affogare?
-ma no! Scava di qua, verso la finestra del mio salotto, a occhio e croce dovresti esserci; io scendo di sotto e ti aiuto, va bene?
Senza aspettare la risposta Amedeo fece per tornare nel suo appartamento; poi tornò subito indietro e si riaffacciò alla finestra: -poi mi spiegherai come sei finita laggiù!

[..cotinua..]