Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.
[Eugenio Montale]

Egonauta

Libro I
Dove arriva l’inverno

Capitolo 2
Dove Chiara avrebbe finito il trasloco


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agenzia investigativa zerounoAll’una e tre quarti, quando ormai si rigirava nel letto da ore, l’ansia fu troppa. I piedi fuori dal letto. Le inquiline di sopra sono sveglie, andava giustificandosi mentre, meccanicamente, si vestiva; era freddissimo; sono sveglie, stanno guardando sicuramente un film. Non era una cosa da lui. Ma doveva assolutamente controllare la posta elettronica. Quel pomeriggio, in Piazza dei Martiri, quel ragazzo lo aveva preso in giro perché aveva letto male il mittente delle mail. Forse, dopo la fuga, Rave (o magari il suo cane bavoso) si saranno degnati di mandarmi una mail per spiegarmi che cazzo è successo. Così, amaramente e distrattamente, era arrivato a suonare il campanello delle studentesse dell’interno 5. Si sorprese del gesto; il campanello lo aveva svegliato dalle sue elecubrazioni, tanto che quando Chiara aprì la porta Amedeo si stava ancora guardando l’intrepido, autarchico indice destro, come un perfetto ebete.
Si ricompose: -Scusa Chiara se arrivo a quest’ora ma avrei davvero urgente bisogno di controllare la posta elettronica e so che/
-/adesso prendi fiato, ok? Entra se vuoi!-  Sorrise. Era sincera, non lo stava prendendo in giro. Per un istante, Amedeo si sciolse in quel sorriso. Poi la doccia gelata. Avanzando nel corridoio, con l’aumentare del volume della musica e del vocìo, anche la sua certezza crebbe: una festa. Una festa, merda una festa. Sono uno straccio, in ansia per quel minchione, il pigiama sotto i jeans, domani sveglia alle sette.. E un sorriso perfetto, incorniciato da una testolina preziosa, mi introduce in una.. Stanza vuota!? Vuota, nessuno, niente. Un cuscino e un lettore mp3, attaccato alle casse.
-Scusa, abbasso la musica. Ascoltavo un dis/
-/lascia pure, pensavo ci fosse un mucchio di gente, e invece…
In terra molta polvere, pezzi di scotch, lembi di cartone. I segni di un trasloco recente e disordinato.
-Ce ne stiamo andando, stanotte ci sono solo io, domani viene la padrona a restituirci le caparre. Non lo sapevi?
-Veramente no.
-Sembri dispiaciuto.
-Lo sono.- Amedeo si sorprese ancora una volta della sua intraprendenza, e l’imbarazzo fu evidente.
-Non intendo solo per questo! Scemo! Dispiaciuto “in generale”!! Chiara non smetteva di sorridere, con naturalezza; ad Amedeo sembrava dolcissima. Era da un’anno che abitava lì. Nemmeno il tempo di conoscersi, con le vite che facciamo. E già se ne andava.
-..e poi.. per tua fortuna Internet c’è ancora ma, beh, stasera ti servirà un computer se vuoi collegarti.
-Non per farmi gli affari tuoi.. Ma stanotte dove dormi, per terra? Qui ci sono solo mattonelle ormai..
-Più o meno..
-Vieni giù da me, no? Sarò un cavaliere, promesso, dormo sul divano. Così posso ringraziarti per la connessione a scrocco. Se domani te ne vai sono costretto a ricambiare subito il favore!
Sorrise anche Amedeo, di cuore; non riusciva ad essere malizioso con l’ansia che aveva.
-Dai, intanto vado a prendere il portatile.
-Ok.. e.. grazie!

Gent.le dottor Martinelli,
devo scusarmi per l’inconveniente di oggi pomeriggio.
Ma non posso dirle molto di più, via mail.
Quella che doveva essere un’indagine discreta su un soggetto un tantinello eccentrico, come lei ebbe a definire (nel nostro primo contatto, ricorda?) la richiesta di informazioni sulla vita privata del suo caro amico, si è rivelata faccenda piuttosto complicata.
Può non  crederci: c’è tutto un formicolio di sfigatelli, decadenti e autoreferenziali, dediti a cause sovversive di poco conto, rivoluzionari sterili e vanitosi. Si nascondono anche quando nessuno li cerca, comunicano in strani codici, danno fiato alle loro stridule trombe, le tastiere consumate, gli svolazzi retorici, una rivoluzione plug&play per fumatori d’oppio. Putroppo, a volte, anche questi individui si fanno arrestare, oppure, come sembra temere il suo amico, finiscono per farsi rinchiudere in una struttura psichitrica. Le ho già spedito tutto, non si preoccupi.
D’ora in poi eviti di telefonare in agenzia; se proprio deve farlo usi questa segreteria: 3219047364.
Cordiali saluti.

-Amedeo, ma.. Che roba è?
Erano seduti in terra, il portatile davanti ai loro sguardi increduli. Era l’unica mail non letta; il mittenteera nascosto. Amedeo aveva chiesto a Chiara se lei ci capiva qualcosa, perché lui si sentiva una frana. Chiara si avvicinò, sempre sorridendo, e gli consigliò di aprirla, semplicemente. Si trovarono a leggerla insieme. In silenzio.
-non capisco.. Deve averla scritta Ezio, non c’è altra spiegazione, ma come fa a sapere di oggi?
-è uno scherzo di un tuo amico?- Non sorrideva più con naturalezza; si sforzava di farlo, con pessimi risultati.
-forse.. forse l’ha scritta un mio amico. Fingendo di essere un altro.
-scusa, ma fingendosi chi? Voglio dire, hai chiesto a un tuo amico di indagare sulla propria vita privata o cosa?
-però Ezio non può sapere quello che è successo poche ore fa..- 
Amedeo pensava a voce alta. Poi si interruppe: scusa Chiara, avrai un sacco di cose da fare, e io tra poche ore devo essere in ospedale. Dio, sarò uno zombie domattina!- e scoppiò a ridere. Amedeo era così: quando crollava dal sonno cominciava a ridere senza motivo, in maniera buffa, un po’ delirante. Anche Chiara scoppiò a ridere.
-Quando l’oscuro signore della cardiologia mi vedrà sarò fottuto!
Ridevano entrambi, mentre Amedeo spiegava che l’oscuro signore era il suo mentore e diretto superiore, esimio illustrissimo cardiologo, sociopatico e vendicativo, cui il dottor Martinelli stesso, ahilui!, doveva la sua brillante carriera. Ridevano, senza ricordarsi di quell strana mail, senza buttare un’occhio fuori, senza dare troppo peso ai loro corpi che cominciarono ad avvicinarsi, mentre fuori la neve ricopriva la città.

[..continua..]