La storia sono fatti che finiscono col diventare leggenda;
le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia.
[Jean Cocteau]
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Egonauta

Libro I
Dove arriva l’inverno

Capitolo 1
Dove Amedeo avrebbe potuto rispondere no

 


piazza dei Martiri, Bologna

Amedeo era piuttosto nervoso. Non si aspettava quella telefonata. O meglio: non si aspettava il tono di quella telefonata. Oltretutto, due ore fuori dall’ospedale non erano facili da ottenere. Seduto su una panchina gelida, aggrappato alla sigaretta come a un salvagente, in mezzo alla rotatoria di Piazza dei Martiri; pensare che aveva smesso poche settimane prima. Davvero era un buon posto per non dare nell’occhio? Probabilmente sì, ma perché mai non avrebbero dovuto dare nell’occhio? La domanda, Amedeo né fu sollevato, avrebbe avuto presto una risposta. Eppure, l’aspetto furtivo e ansioso della persona che stava aspettando, e che fece il suo ingresso in scena trascinando con sé un cane enorme, tennero Amedeo in uno stato di visibile agitazione. Non poteva essere che lui. Con la mano destra, come d’accordo, si appoggiava a un ombrello nero. Sotto un gelido sole.

-Dottor Martinelli?

Amedeo ci pensò: poteva sempre rispondere no. L’uomo che aveva davanti dimostrava una trentina d’anni, ma era vestito come un liceale, solo un po’ più ingobbito. Gesticolava nervosamente, lo sguardo correva frenetico, mai direttamente negli occhi dell’interlocutore. Amedeo decise di giocare, e bluffare: ostentando sicurezza, strinse la mano che gli era stata tesa.

-Si. Lei quindi è il dottor Ravelli. Molto piacere.
-Quale dottore, mi prende per il culo? Ravelli?! Ma senti!
-Come?

Amedeo sprofondò nel suo peggior incubo, in un lampo. Una vita di sacrifici, una condotta irreprensibile, e poi il passo falso, La Caduta, la rovina. Già si vedeva: in galera, in esilio, condannato a morte; nelle piazze, sul ciuco, alla gogna. Per una leggerezza. In che impiccio si era ficcato? Si riprese subito: -Non è lei Ravelli?

-Mi chiamano Rave, “rave undici i”. Il ragazzotto scandì le parole, gli indici a stanghetta per spiegare bene l’undici, e poi l’i col puntino.
-Non ha letto il mittente? E questo è Google- indicando la massa nera che, nel frattempo, si era sdraiata a pochi passi da loro. Era fiero; forse del nome. Amedeo invece era perplesso, ancora incerto se inventare una scusa o rimanere in quella situazione di angosciosa, grottesca tensione.
-Prima che me lo chieda- aggiunse Rave, con tono da maestrina indulgente -si, è un cane. Niente di strano, è solo un po’ grasso. Un raro incrocio tra/
-/scusi, cosa vuole che mi importi del cane!

Amedeo attinse il cinismo dalla sigaretta appena accesa. Una prodezza che aveva imparato al cinema. Davvero. Chinare il volto verso l’accendino, sospendere l’eloquio, lo sguardo sfuggente, la boccata, la domanda:
-Ma io con chi ho parlato al telefono?
-Con il titolare dell’agenzia. Credo. O con la segretaria.
-Era un uomo. Era piuttosto preoccupato, e mi ha detto/
-/va bene, va bene, era il titolare. Io lavoro al computer. Lui al telefono. Cioè, io lavoro, lui telefona. Capito? Buono Google!- al cane, che non si era mosso.
-Perfetto. Allora: il titolare dell’agenzia, al telefono, mi ha detto che finalmente mi avrebbe parlato del mio amico, di Ezio, lei sa, ma che per non dare nell’occhio sarebbe stato meglio incontrarci qua. Io credevo che avrei incontrato il titolare. Che si chiamasse Ravelli, invece mi ritrovo a parla/
-/come ha detto?
-In che senso?
-Le ha detto questo al telefono?
-Senta, non si offenda se ho letto male il suo nome. Pensavo fosse solo un vezzo. E in effetti il titolare non mi ha detto il suo nome, la mia è stata una deduzione sbagliata, non volevo offenderla.

Il tizio, del tutto sordo alle parole pazientemente costernate del dottore, aveva cominciato a guardarsi intorno con malcelata preoccupazione. A questo punto la fantasia di Amedeo, nel vano tentativo di dare un senso a tutta quella storia, ruppe, per così dire, gli argini. Parlava con un pazzo? Era uno scherzo? Magari addirittura uno show televisivo. Il cane, i vestiti, il nome, tutta l’idiozia di quella situazione. Poteva anche essere un’operazione di polizia. O un trionfo di coincidenze inspiegabili, un alchimia irripetibile di malintesi e casualità che lo avevano portato a rivolgere la parola, o meglio, a investire d’inespettata autorità il primo fattone rimbambito intercettato in Piazza dei Martiri. Misericordia!

-Cosa le ha detto il titolare?- Un’occhio spalancato, l’altro una fessura, di tre quarti, l’indice inquisitore: Amedeo aveva davanti uno squilibrato.
-Il suo capo mi ha detto che non dovevamo dare nell’occhio ma lei, che ora mi fa il preoccupato, arriva con quel bestione..
Cercò di sembrare rassicurante, di scherzarci un po’ su, ma a questo punto non sapeva più cosa pensare. Se il suo interlocutore era un attore, era davvero bravo; impallidì, persino. Amedeo ne fu colpito. Ma quando vide il fattone tirare un calcio a Google, sbiancò anche lui. Stavano scappando, pure il cane correva, attraversando a razzo in mezzo alla rotatoria. Scappati senza dire una parola.

-Ma tu guarda in che storia mi sono infilato. E tutto per stare appresso a quello stronzo. Ma adesso basta. Basta Amedeo. Lui e le sue fughe del cazzo, la sua stupidissima aria da bohemien, il cazzo di vittimismo di mer/
/Drin
-E adesso chi ca/
/Drin
-Mammina! Ciao!
-Amedeo, ciao tesoruccio, mi ha chiamato Ezio poco fa, dice che si è perso il tuo nume/
-/Ezio?! Mamma, che ti ha detto? Precisa mammina, mi raccomado, è importante! Oggi era pure il suo compleanno..
-Amedeo, non cominciare come al solito, eh?! Allora: mi ha detto: salve signora, sono Ezio si ricorda? E io: certo Ezio, come stai? Discreta, perché, insomma, perché.. Non lo so che cavolo combinate e anche tu mi dici sempre/
-/ok mammina, però lascia stare i tuoi flussi di coscienza, dimmi che ti ha detto. Su mammina..
-Mi ha detto: bene signora, e lei? È sempre tanto educato, che paccato che/
-/mamma!
-Bene signora, e lei? E io: bene, a parte gli acciacchi, sai l’età, con mio marito che lavo/
-MAMMA! Lascia stare! Taglia ‘ste cose che sono in ritardo! Lui che ha detto?
-Niente, amore della mamma, è caduta la linea. E poi non ha richiamato, pensa che strano. Ma che ha quel ragazzo?
-Insomma il numero non glielo hai dato?
-No, cocco, è caduta la linea, te l’ho detto! Richiamerà!
-..è caduta la linea, sì. Senti, mammina, ti abbraccio, abbraccia anche babbino, io devo lavorare, ci sentiamo domani, ciao.
-Certo amore. Copriti, mi raccomando! Nevica da vo/
-/click

[continua..]