Il pensiero delle ottomenocinque di oggi va a Diaspora.

Diaspora è un neonato progetto di social network open source. Quindi sembra già una buona notizia: il solo scriverle insieme in un’unica frase, quelle quattro parole in grassetto, è un sollievo.

Purtroppo il progetto non è esente da critiche, rivolte principalmente alla fragilità del codice e alla quantità di bug che ne minerebbero la sicurezza (qui, ma anche qui e qui). Cosa che, detto francamente, suona un po’ deprimente per un social coso la cui idea fondante sarebbe quella di garantire il maggior controllo da parte degli utenti e la miglior protezione possibile dei dati. Anche il rischio di risultare ostico al grande pubblico viene visto come presagio di una rapida trasformazione di Diaspora nel social network dei nerd. Se consideriamo, in ultimo, che anche il caro Zuckerberg è tra i finanziatori (qui,verso la metà dell’articolo, schivato l’entusiasmo inziale, giusto prima degli slogan conclusivi)…

il logo di Diaspora- Ehi, pensavo che avresti voluto parlarne bene! Ma è una cosa figa, questo Diaspora, o no?
- Ma si, ma si, vedrai: sarà meraviglioso!
- …
- Yuppi!
- …
- Batti cinque*!
- …
- ..comunque ho già richiesto un account.
- Ah, ecco. E allora, com’è?
- Bah.. sto aspettando: quando fai l’iscrizione ti dicono che ci sarà un po’ da aspettare.
- Cioè? Ti hanno messo in lista?!
- Eh già, e mi sa che non sono proprio il primo della lista…
- Beh, ma neanche l’ultimo degli stronzi, no?
- ..uhm..

*: Topparelli, che è un vero gggiovane e ha un glotto-kit molto più aggiornato del mio, sostiene che batti cinque andrebbe sostituito con mettila qui, ma non ne sono persuaso..