(ovvero: cose che ti farebbero incazzare comunque, ma se le vedi quando sei in ufficio, d’estate, con la carogna già sulle spalle…)

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La consuetudine è una seconda natura che distrugge la prima.

[Blaise Pascal]
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screenshot dell'articolo su ansa.it

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Carissimo Roberto,
spero vorrai perdonare il mio tono sarcastico, ma volevo accertarmi di una cosa: sei consapevole del fatto che “la Padania” non esiste, vero?

Voglio concederti il beneficio del luogo comune. Pure wikipedia – che non è La Verità, ma di certo può essere considerata una fonte attendibile e accessibile – te lo concederebbe, ma ti invito a concentrarti sulle ultime parole del primo paragrafo:

Padania è una denominazione geografica alternativa usata per indicare la Val Padana. [...] Da allora [gli anni novanta] il termine è divenuto di uso comune mantenendo tuttavia una forte connotazione politica.

Ti faccio una seconda domanda: sai cos’è un titolo? O meglio, cosa rappresenta un titolo, nella maggioranza dei casi, nel qui e ora della comunicazione?

Bravo! Il titolo, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’unica cosa che viene letta. Il titolo è il messaggio, fine della storia. Soprattutto se stiamo parlando del titolo di un articolo pubblicato da un’agenzia stampa.

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con le virgolette è meglio, no?Per oggi non faremo il ripasso della punteggitura, ci metteremmo troppo ad arrivare alle virgolette, anche se muoio dalla voglia di scoprire se ti ha (almeno) sfiorato l’idea di usarle, per strizzarci l’occhio, e farci capire che lo sai che “la Padania” non esiste ma hai scelto quell’espressione per dare maggior rilievo alla notizia.

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Delle due, l’una: o l’hai fatto per scelta, oppure è stato involontario.

Roberto A: Se l’avessi fatto per scelta, sarei costretto a biasimarti due volte:
primo, da uomo a uomo, per le tue opinioni, perchè non sono d’accordo con l’uso che fai della parola (sarebbe legittimo, da parte tua, rispondermi “embè?”, o interpellare il Grande Capo Estiqaatsi);
secondo, da lettore a giornalista, per la tua professionalità, perchè ritengo poco corretto, da parte del redattore di un’agenzia stampa (o lavori per il gazzettino di rocca longobarda?), scrivere titoli che sembrano usciti dalle segreterie di partito.

Roberto B: Se invece l’avessi fatto in maniera involontaria mi costringeresti ad aggiungere al biasimo – che è ancora là che cuoce a fuoco lento, da stamattina – un bel po’ di altre emozioni umane, dalla rabbia alla paura fino allo sconforto, tagliate a fettine sottili e scottate con un po’ d’ironia, se la trovo. Perchè sono di quelle che rimangono sullo stomaco. Prima di sfumare a piacere (meglio qualcosa di forte), consiglio al buon Roberto di leggere attentamente le prossime righe. Ecco il punto: se non l’hai fatto per scelta, vuol dire che ci sono stati già abbastanza Roberti del tipo A che hanno legittimato, in ogni sede e con ogni mezzo, le peggiori retoriche, i revisionismi più strampalati, le derive più grottesche di quel marasma culturale che chiamiamo Italia. Oppure significa che hai il ctrl-c ctrl-v troppo facile e non ti sei mai chiesto se fosse il caso almeno di rileggerli, prima di pubblicarli, i comunicati stampa del partito.