..ci mancava solo il Principe del Male
“Perchè ricorda: Gesù perdona, ma Satana è C L A M O R O S O”
[il Manifesto degli Adepti del Clamore]
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“Ciao fratello, che Satana sia con te.. (…) Mi serve un negretto, un bel moretto, quelli che mi fanno eccitare da pazzi e mi raccomando non superi i quattordici anni… e meglio se si tratta di uno con problemi, di droga o senza famiglia sai… (…) E mi raccomando l’età perché sedicenni sono già troppo vecchi… procurami un ragazzo dal collo tenero…” [don Riccardo Seppia, ad uno dei suoi sodali]
“Io sono frocio e lo sai, non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno” [un seminarista, ex-amante di don Seppia, a don Seppia]
“Scusi, chi le ha dato questo numero? Ma cosa vuole da me?” [Satana a don Seppia]
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No, per dire. Mica per fare la solita, facile, ironia anticlericale. Che un tizio che spaccia coca in cambio di sesso e si sbatte ragazzini ritardati vantandosene con gli amici faccia schifo a prescindere da come si veste è ovvio. Quindi passi pure che questo qua si veste da prete. Passi che si comprasse la coca con le offerte della domenica. Passi che sulla canonica, pur di fatto trasformatasi in lupanare, nessuno è tenuto a pagare l’ICI e che fra gli anagrammi possibili di Riccardo Seppia ci siano “ceppo di sacrari”, “parricida pesco” e il grandioso “ripido spaccerà”. Poco importa: banalità del male, abitudine al peggio. Passi. Ma Satana no! Satana non potete scomodarlo così. Si fa presto a dire: Satana, il Maligno, le Messe Nere… E le prove? Vogliamo le prove. Perchè c’è anche l’eccezionalità, oltre alla banalità, del male. Ed è altrettanto pericolosa. “Ma chi, don Seppia? Ma quello lì era matto!”, “Eh, si credeva di essere Dracula!” No! Così non va bene. Non si può chiamare in causa l’eccezionale per pararsi il culo dietro l’irripetibilità del caso. Certo, potremmo pensare che il fatto è fresco, è cronaca, che si può dire tutto e il suo contrario, che vedrai che finirà in carcere, che anche la chiesa, dai, stavolta non potranno semplicemente spedirlo a predicare in Groenlandia. Va bene. Ma fra dieci anni? Fra trent’anni? Chi si ricorderà di lui? Cosa diranno? E dove sarà, lui, davvero? Speriamo non lo si lasci diventare un lucido, pericoloso vecchietto, magari ancora in tonaca e ancora col vizietto, mentre le statistiche continuerranno a darlo come povero pazzo disperso. Nè la cronaca nè la memoria fanno la Storia. La statistica si.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Harebrained il 17 maggio 2011 alle 18:55, ed è archiviato come Opinabilità. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |












