Dead drops (or living wall?)
La puntata di Report di domenica scorsa, oltre a portare un inaspettato numero di visitatori a questo modesto diario, ha riacceso la mia sindrome da Luther Blissett. Da internauta discretamente evoluto, ma decisamente imborghesito, la sindrome stavolta ha trovato sfogo in una discussione su facebook. Dove, parlando d’altro (di gesti provocatori per riportare all’attenzione i temi della condivisione, del diritto alla privacy e all’oblio, della ridefinizione della proprietà intellettuale e dell’autodeterminazione delle identità singole e collettive), vengo a conoscenza di Adam Bartholl e del suo Dead drops. Che c’entra, eccome, con la condivisone.
Dopo aver letto qualche articolo, continuo a interrogarmi, così come facevo parlando d’altro in quella discussione, su quanto di nefasto possa derivare dal progetto: quanti saranno coloro che si collegheranno alle chiavette sparse per le città con intenzioni “malevole”?
Va bene, sembro mia nonna, che mi diceva sempre “chiude la porta che ce sta gli zingheri” anche se di vagabondi, in giro per un paesino di dodici abitanti (gatti inclusi), io non ne ho visti mai in trent’anni. Quello che mi chiedo, in realtà, è: quanti non si fideranno a collegarsi, per scaricare o caricare file? E quanti invece comprenderanno il valore del gesto, e fiduciosi o meno (con le contromisure del caso) decideranno di collegare il proprio prezioso computer a delle chiavette usb infilate nei muri delle vie del centro?
Cercando di essere ottimista immagino, murata tra le fessure di ogni vicoletto, la vera alternativa al peer-to-peer, ai torrent, a megavideo, a progetti di condivisione di credenziali di accesso a servizi web come bug me not e a tutta una costellazione di altre possibilità.
Poi torna il pessimismo. E allora vedo schiere di stagisti sottopagati da agenzie hollywodiane di monitoraggio ambientale/digitale che vanno a caccia di chiavette per poi far intervenire squadre di muratori per bonificare le città
dai maledetti innesti pirateschi, o peggio truppe scelte di agenti Smith in abito scuro, armati di iPad zeppi di trojan, malware e programmi per identificare gli utenti della rete illegale. Comitati contro il degrado delle facciate delle chiese, composti da vecchiette atterrite dalle decine di ragazzini che si passano l’ultimo cinepanettone e la discografia dei Tokio Hotel. Il partito del Copyright che ottiene la pena di morte per gli spacciatori di bit, l’esercito statunitense che cerca di arginare l’emorragia di dispacci ufficiali e files classificati, la Cia che nottetempo appicca il fuoco alle pareti di tutte le città, dando la colpa agli jihadisti-marxisti, mentre da qualche parte uno scienziato talentuoso ma mentalmente instabile inventerà la vernice definitiva: eterna come Roma, impenetrabile come l’adamantio, colorata e disinvolta come la merda ed assolutamente refrattaria a ogni contatto umano, sia esso analogico o digitale.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Mr Hare il 14 aprile 2011 alle 19:57, ed è archiviato come Opinabilità. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |







