“Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto ci vuole un computer.”
Arthur Bloch

Ho sempre pensato che Aggregare fosse qualcosa di pericoloso. Certo, fa parte dell’umana natura, un aspetto imprescindibile del nostro essere creature eminentemente sociali. L’aggregazione è bella e fatale. Produce amici e famiglie, ma anche nazisti ed ultras. Ha creato la rivoluzione francese e gli emo.

Mi sono spiegato?
Bene.

Infatti volevo parlare di aggregatori di notizie. E di uso idiota del concetto di web semantico.

Tra i post scritti nell’ultimo anno, l’unico trackback che ho ricevuto rimanda a un aggregatore di notizie. Il mio articolo, forse il più personale, lungo e strappamutande di tutti, è finito nella home di editoriaindipendente.it, nella sezione “Critica Letteraria”. Perchè? Ma soprattutto: che critica e critica?!

Considerando che nessuno aveva ancora letto quell’articolo, la cosa mi puzzava di automatismo. Così vado ad indagare. Ed eccola, la parolina magica: semantica.

L’aggregatore che ha fagocitato il mio post, piazzandolo in una sezione a caso, è gestito da un team di nome “Strablog”. Ecco come il team presenta il proprio progetto:

[...] è possibile coniugare un blog ad un motore di ricerca? Mettere cioè insieme l’organizzazione delle notizie in stile blog e l’indicizzazione delle stesse tramite uno script per wordpress che trasformasse [sic!] il blog in un mezzo di reperimento delle notizie dalla blogosfera per offrire una rassegna stampa costantemente aggiornata [...]

[...] Così è nato il network di Strablog che comprende aggregatori di news che monitorano in tempo reale la blogosfera e facilitano l’accesso ai contenuti per chi volesse seguire una determinata zona semantica [sic!] di proprio interesse senza l’affanno di dover cercare e costruirsi il proprio news report [...]

Come hanno fatto i nostri eroi a prendere un post lamentoso e autobiografico, interminabile come una partita di cricket, e metterlo nella sezione “Critica Letteraria”? La spiegazione:

[...] ad esempio lo spider di Webso andrà a scansionare i post del giorno su Tecnologia e Web 2.0 mentre quello di Ricette Veloci andrà a prendere in esame i post di Cucina e Gastronomia. Successivamente i post vengono scelti o scartati secondo rilevanza semantica, autorevolezza e pertinenza. Quindi eventualmente pubblicati assegnando a ciascuno una categoria di appartenenza [...]

Inutile dire che questo “scegliere” o “scartare”, in base a rilevanza, autorevolezza e pertinenza, è un meccanismo del tutto automatizzato. Voglio dire: l’unico a leggere il mio post è stato uno spider (fosse stato spider-man, ne sarei lusingato….). Nel mio articolo compaiono una decina di volte le parole “libro” e “romanzo”. Di conseguenza un cacchio di script (e il team che lo ha creato) è autorizzato a categorizzarlo come un articolo che parla di letteratura.

Ho già scritto altrove sui vizi dell’interpretazione quantitativa di un testo. Non starò a dilungarmi. Solo credo che questo approccio al web sia una vile scorciatoia e rappresenti un grosso rischio, culturale prima che tecnologico. Non sono un determinista, credo fermamente che il valore di ogni innovazione dipenda principalmente dall’uso che se ne fa. E questo mi sembra un uso decisamente stupido di un’idea le cui potenzialità risiedono altrove.

Ps: zona semantica? No, dico: zona semantica?!?