…avrei voluto scrivere qualcosa sui cospicui investimenti delle suore discepole del sacro cuore, che si permettono di chiudere qualcosa come dodici contratti di investimento per un totale di trecentoventicinquemila euro, ma poi è balzata alla mia attenzione la novità delle pagine sociali di facebook. Giacchè in questo blog si vorrebbe parlare di web e comunicazione, più che di potentati di carattere medievale, scelgo di liquidare con una preterizione il primo tema per accennare due righe sul secondo.
Dunque non vi parlerò di quanto ancora io riesca, scioccamente, a stupirmi delle lapalissiane incongruenze tra l’essere e l’apparire di un’istituzione che si ciuccia otto per mille e oblazioni di mezza Italia (ad essere ottimisti), gestisce attività commerciali in edifici per i quali non paga le imposte sugli immobili e continua a fare apologie della povertà da pulpiti dorati costruiti sopra casseforti sulle quali vige il segreto bancario. Davvero non serve che ne parli oltre. Nè tantomeno dovrei perdere tempo a spiegarvi come facebook, speculando sul traffico generato cannibalizzando contenuti di ogni tipo e arrogandosi per giunta il diritto di impadronirsi delle cosidette pagine sociali create dagli utenti, pagine che diventeranno il ricettacolo ultimo e meccanizzato di una cultura sempre più fast, sempre più junk, sempre più shit, stia divorando come un immenso buco nero le possibilità, le peculiarità, i doni direi, che la rete fa sempre più fatica a difendere. Due scleri inutili, incocludenti, vaghi, in un solo post. Due miserie in un corpo solo.