Prototipo di infiniti incipit (chiusi negli scatoloni)
Per scrivere una buona lettera d’amore,
bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire
e finire senza sapere che cosa si e’ scritto
(Rousseau)
Quando lo vide entrare, trascinandosi dietro quegli enormi scatoloni, l’editore strabuzzò gli occhi.
-ehm.. lei è il dottor Sentinelli?
-si.. scusi.. ecco: eccomi!
Il dottore indugiò, evidentemente imbarazzato; ma ormai aveva deciso, e partì tutto d’un fiato:
-sentamihadetto-un-mioamico, scusi l’intrusione, in effetti, devo far paura, ma non-è-tuttacarta, sa? –in effetti sono cartine, cioè, vabbeh, mi-ha-detto-un-mioamico, che ha pubblicato con voi, insomma che pubblicate autori esordienti, questo è un manoscritto, cioè, è meno di quello che pensa, sa? insomma, veda lei, vuol darci un’occhiata?
La domanda, che giudicò fuori tempo, suo malgrado gli servì per riprendere ossigeno. Stava per ripartire, ma l’interlocutore fu più lesto:
-cartine?
Semo nati pe’ fatica’
antico motto metalmezzadrile
Il Metalmezzadro (Homo faber agricola), chiamato anche cuntadino arfatto, è una sottospecie di Homo sapiens, un primate bipede appartenente alla famiglia degli ominidi. La specie Metalmezzadro – di probabile origine marchigiana (antichi insediamenti, principalmente adibiti alla fabbricazione di elettrodomestici e caciotte, sono presenti in tutta l’alta valle del fiume Esino), ma diffusa in tutta la cosiddetta terza italia – è un primate a pelo corto, adattato alla vita terricola, onnivoro e dalle abitudini alimentari originarie di pastore-saldatore.
Attenzione: questo post non racconta La Verità, per la quale avremmo dovuto pagare alla Siae un prezzo troppo salato…
La Siae in Italia si ciuccia i proventi più disparati. Lo sapete tutti. Diritti sulle copie acquistate, supporti vergini, tariffe per le feste e i locali pubblici, tasse d’iscrizione… Un sacco di soldi. E li ripartisce “come cazzaccio gli pare”. Alla faccia dei suoi “soci” e dei consumatori finali. Un esempio, su tutti. Sempre che le cose non siano cambiate. La musica sacra paga sei volte la posta. Mi spiego. Mettiamo che io sia un “prete”.
Lo ammetto, sono un narciso. E quindi vado a vedere se e come vengono indicizzati i miei post. Lo faccio anche perchè questi controlli fanno parte delle competenze di chi lavora o vorrebbe lavorare nel web. Ma questa è un’altra storia.
La storia di oggi riguarda Liquida, portale dedicato alle notizie e ai blog. Non conosco bene questi portali, ma oggi ho trovato il mio ultimo post tra le news di Liquida. Ottimo! Stappo una birra!
..poi il mouse cade su una faccina triste in basso a destra, dopo il riassunto dell’articolo. Orrore! Il mio post è triste?!
Alcune settimane fà è balzata agli onori della cronaca una notizia. A dir la verità, questa notizia sembra tornare su giornali e telegiornali con cadenza c
ostante. Soprattutto durante l’estate quando, si sa, vanno tutti in ferie e servizi del tipo “pantere in città”, “mangiate frutta contro il caldo” e “pillole cancella memoria” si prendono ancor più spazio su ogni dannato supporto mediale. Ahinoi.
“Molte persone credono di riflettere mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi.”
- William James -
Vorrei parlare di tante cose, diverse, ma le frasi mi vengono su tutte insieme, e finiscono per incastrarsi tra i denti e intrecciarsi con la lingua. Allora cerco un filo conduttore, l’arcinoto bandolo (che tutti lo dicono ma nessuno sa che cacchio è).
Il bandolo di questa matassa di pensieri è il pregiudizio. Il protagonista sono io, sbattuto in una terra nuova, che sto cercando di comprendere.
Chiamateli schemi mentali, sovrastrutture ideologiche o semplici giudizi affrettati, parlerete sempre della stessa cosa: dell’uomo, e del suo bisogno di mettere ordine nel mondo.
numero 3 – i bar
Adoro i bar, anzi i baretti. Quelli dove puoi incontrare vecchi che giocano a carte, giovani appena usciti dall’ufficio o dal capannone industriale, il babbo che compra il gelato al bambino e intanto fà gli occhi dolci alla barista (il bambino voleva un bel gelato, di quelli veri, ma si ritrova a ciucciare un calippo solo perchè la barista è una gnocca mentre la gelataia è una cozza); quelli dove c’è l’immigrato e il leghista, il maniaco del calcio e il poeta, ma soprattutto quelli dove sono ben accetti il matto del villaggio e il forestiero.
..dove mr Hare si sfoga un po’, e l’albero è metafora, e il cemento la sua bara.
Sembra che in Veneto sia di gran moda, estirpare ulivi secolari dalla Puglia per piantarseli nel giardino della villettta. Fatto facilmente sottovalutabile: un business per i pugliesi, che vendono alberi non più produttivi, e per i veneti, che possono vantarsi con gli amici del loro giardino tres jolie. Eppure c’è sempre qualcuno che la fà fuori dal vaso, e ci aiuta a comprendere meglio quelle voragini culturali che, limitandosi a guardare le situazioni “normali”, non si riescono a percepire. Nell’edificio in cui lavoro si stanno eseguendo dei lavori di ristrutturazione: via il magazzino, spostato neanche cento metri più in là, dentro altri uffici, per accogliere dozzine di stagisti ed un esiguo numero di “strutturati”.
Ora, nel casino generale in cui ci troviamo da giorni, tra martelli pneumatici, gru e betoniere, stava per passare inosservato uno strano carico che è stato introdotto nel recinto fortificato del centro direzionale. Non il bianco dei cartongessi, nè il grigio del cemento, ma il verde. Un verde intenso, vivo. Non la ruggine del ferro nè la brillantezza del metallo, ma il marrone, della terra e del legno. Un legno antico, secolare. Un legno di certo più vecchio e saggio delle mummie celebrolese che hanno predisposto il suo trasferimento in una gabbia, tra colonne d’acciaio e lucernari di plexiglass.
(Ma anche i calci nel sonno non producono nulla di buono..)
Ovvero come mascherare da vittoria una sconfitta che tutti potevano prevedere.
Ci voglio riprovare.
…maaa…. sono così arrugginito che, per ricordarmi come si fa, sono dovuto andare a ripassarmi le regole.
E sia, va bene così! …anche perché ci sono già i link pronti, e fiducioso procedo alle estrazioni casuali.
Da wikipedia:
Gëzim Hajdari (25 febbraio 1957) è un poeta, saggista, traduttore e narratore albanese…
[uhm…]
In bianco e nero è una canzone della cantautrice catanese Carmen Consoli…
[oh cazzo!!]
Clare Torry (…) è una cantante e vocalist britannica….
[chi???]
Ok, ok, tutto sotto controllo, posso rifarmi col wikizionario:
ἀμείνων
[e vabbè, allora ditelo! Avete cambiato gli algoritmi casuali apposta per farmi soffrire…. cosa ci tiro fuori io da 'sta roba? Devo scriverlo in greco antico, che non so neanche come si pronuncia???]
..ci sono, ci sono! Anche se, a giudicare dalla frquenza di aggiornamento di queste pagine, si potrebbe lecitamente supporre una mia fuga in qualche località remota, o un viaggio nel tempo fino ad un’era “pre-digitale”.. Si potrebbe addirittura azzardare che, nonostante i sostanziosi emolumenti, io non possa permettermi una connessione. Niente di tutto ciò.
Il fatto è che stare tutto il giorno davanti a una tastiera, se di certo non inaridirà la mia millantata vena poetica, ha già mostrato le sue perniciose conseguenze: nessuna voglia di rimettermi davanti a una tastiera la sera, a casa. Male, male, malissimo. Perchè sarebbe la sera, a casa, che la tastiera stimolerebbe il volo della nottola di Minerva (qualcuno ricorderà l’antologia di filosofia delle superiori…?). Perchè sarebbe proprio la sera, davanti a una birra e al MIO COMPUTER, che avrei piacere di picchiettare, frenetico o trasognato, per parlare con voi (quattro gatti, i suppose) o chattare con la mia pizzicottina. Invece, come sopra, niente di tutto ciò. Capita più di frequente che la televisione si accenda da sola, mentre il cervello, per il principio di azione-reazione, va a dormire. Sconfitta delle sconfitte. Miseria miserrima. Il fondo è a due passi.
…avrei voluto scrivere qualcosa sui cospicui investimenti delle suore discepole del sacro cuore, che si permettono di chiudere qualcosa come dodici contratti di investimento per un totale di trecentoventicinquemila euro, ma poi è balzata alla mia attenzione la novità delle pagine sociali di facebook. Giacchè in questo blog si vorrebbe parlare di web e comunicazione, più che di potentati di carattere medievale, scelgo di liquidare con una preterizione il primo tema per accennare due righe sul secondo.
L’altra mattina un collega mi ha detto: sei in una botte di ferro. Mi è cascato il mondo addosso. Dalle botti non si esce, se non dal rubinetto. E quelle di ferro non sono proprio le mie preferite. Mi avesse detto “sei in un barrique” non l’avrei presa così male.
Meglio: una tana. Il leprottino, per sua natura, dormirebbe nelle buche del terreno. Possibilmente di giorno. Ma qua dobbiamo evolverci e se proprio devo scegliere, tra un affittacamere sperduto con una albergatrice a dir poco abietta, per fortuna sempre assente, e un trilocale un poco meno sperduto (con cappa Elica d’ordinanza: e torniamo alle insidiose, meschine similitudini), insomma se proprio devo scegliere, tra Zapparè e Volpago del Montello, scelgo Volpago. E dire che dovrei tenermi alla larga dalla volpi.
…di notte sono in un Bed & Breakfast che sembra un set di Pupi Avati..
…di giorno sono in un lussuoso recinto per galline ammaestrate..
..ieri a Treviso io e Toppa abbiamo solidarizzato con l’underground cittadino, la crew 113 (sic) e il marmo bianco ben illuminato..
Appena avrò una casa, e una connessione internet, tornerò su queste pagine.
A proposito: conoscete qualcuno che affitta un appartamento dalle parti di Montebelluna?
Mr Hare goes to BeautifullOneMountain
Oggi sono in vena di confessioni.
Anche il più laido, prima di un viaggio (di solito l’ultimo) corre dal prete.
Vi confesso
che provo un sottile piacere nel lasciarmi di nuovo alle spalle i quasi trentamila ottenebrati che popolano, come turpi tarzanelli, le pendici dei nostri bei monti boscosi.
Essi rodono le pietre, vomitano bave d’asfalto e liquami petrolchimici,
con le loro puerili erezioni issano ciminiere, pennacchi e stendardi,
masticano e cagano obsoleti lavorati e futili semilavorati con la stessa proterva incoscienza di uno stercorario.
E cito:
“Gli scarabei stercorari tendono a trasportare la loro pallottola lungo una linea retta; se incontrano un ostacolo, cercano di superarlo scavalcandolo, senza cambiare direzione”.
Terza settimana di febbraio: 60 audaci saranno davanti all’ambasciata statunitense; tutti gli altri, audaci o meno, a dar man forte.
L’iniziativa, proposta da Enzo Di Frenna e Claudio Messora, è di quelle da appoggiare senza indugi.
Vale per te, che stai seguendo le vicende del decreto Romani,
e per te, che cazzeggiando su facebook potresti imbatterti nella pagina del gruppo di coordinamento per la manifestazione,
e per te, che non ne sai niente di niente perchè certe notizie non devono fare agenda, e saranno derubricate ulteriormente se il web verrà regolamentato (leggi: irregimentato) come previsto dallo schema del decreto legislativo.








