E#3 – dove Saverio vorrebbe tornare a dormire
23 gen
La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.
[Baudelaire]
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Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 3
Dove Saverio vorrebbe tornare a dormire
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-Porca puttana! Amedeo si vegliò di soprassalto, prendendo improvvisa coscienza del suo corpo e della sottile coperta che lo separava da un pavimento di legno: cazzo! Sono a casa di Chiara. Cazzo cazzo, è giorno, il prof mi ucciderà! Inciampò, infilandosi i pantaloni, e cadde verso la finestra di cui cercava di conquistare la vista. Quando si rialzò, dolorante, vide tutto bianco. Scosse la testa, guardò in basso, cercando di mettere a fuoco; aveva battuto il ginocchio, di certo, ma doveva aver battuto anche la testa senza accorgersene.
-che ore sono?- Nel trambusto anche Chiara si era svegliata.
-tutto bianco? È tutto bianco! Ho dato una capocciata!
-quel tonfo era la tua testa?
-il ginocchio, pensavo. Mi fa male quello infatti. Ma è tutto bianco!
-il ginocchio? Bianco? Fa vedere, ti sarai sbucciato.
-bianco di fuori! Tutto! Vieni a vedere!
Neve. Ovunque. Una visione incredibile. Una coltre uniforme ricopriva ogni cosa, nascondendola, letteralmente. Metri di neve, come un’alluvione. Allungando le dita, Chiara era sicura di poterla assaggiare. Amedeo non poteva crederci. Dov’era la finestra della sua camera? E la strada? Le macchine? Spuntava un lampione. Un lampione? Sui tetti, dune di neve spazzate dal vento. Una calma innaturale. Chiara rideva, poi esclamò: l’aereo! Amedeo non l’udì, si era già lanciato oltre la porta, per le scale, gradini a tre a tre, attaccato al campanello del suo appartamento.
Minuti.
Da dentro, finalmente, una bestemmia.
Saverio aprì la porta: -ah, sei tu? Cazzo fai a quest’ora? Non eri andato a letto? Vabbuò io me ne torno a dormire.- Cosa che stava già facendo, mentre pronunciava l’ulitma frase. Amedeo rimase interdetto qualche secondo, poi gli corse dietro; tutta la casa era al buio.
-Save, Save! Che dormire, guarda fuori!
-mmmhh.. ma tu guarda, Amedè, ti devo mandare a cagare?- La voce di Saverio proveniva da sotto le coperte.
-Saverio?
-mmhh..
-Saverio, dormi ancora con la tapparella aperta, vero?- lezioso.
-si Amedè, che palle, lasciami stare, sono tornato tardi ieri sera.
-e ti svegli col sole, ve-ro Sa-ve-rio?- stucchevole.
-si A-me-de-o-o-o, lo sai, cazzoooo, vaatteeeeneeeee!
-Saverio, guarda l’orologio, sono le dieci!- trionfante.
Questa cosa di dover convincere Saverio dell’eccezionalità della situazione aveva trasformato Amedeo in una persona nuova: dapprima incredulo egli stesso, ora era l’ambasciatore di un evento sconvolgente di cui solo pochi illuminati potevano reggere l’urto. Lui era uno di quelli, ed era pronto a radunare il suo esercito.
-Saverio, ci saranno otto metri di neve, senza scherzi, una cosa da pazzi!
-smettila di rompere, ma che ti è preso stamattina, sei ubriaco? Ti sei fatto? Tira su quella serranda, dài, tanto ormai sono sveglio.. Ma tu guarda..
-potrei tentare di abbassarla,visto che è già alzata, ma temo che sia congelata.. vedi?
-quella… quella è neve?- si stupì Saverio, inforcando gli occhiali.
-elementare, Watson.
-…
-…cioè, è successo qualcosa di semplicemente incredibile, e tu?
-…
-Niente! Non dici niente??
-bravo dottore! Stavolta l’oscuro signore non si incazzerà che sei arrivato tardi! Ora lasciami stare, direi che posso tranquillamente tornarmene a dormire..
-ci rinuncio!
Amedeo continuò per un po’ a fissarsi le punte dei piedi. Era in pantofole. In pantofole e senza calzini. Un momento, e i calzini? …Chiara! Corse di sopra: era scappato senza dirle nulla, poveretta, ci sarà rimasta male: con questa nevicata, non ha neanche un letto, starà piangendo povera Chiara..
-Chiara? Chiaaraaa!
-aiutami! Rideva. Stava bene. Amedeo si era preoccupato per niente. Ma.. dov’era?
-Amedeo, sono qua! Aiutami, non riesco a tornare su!- E continuava a ridere, un risolino soffocato. Amedeo si stava affacciando nelle stanze vuote, col naso all’aria, smarrito.
-sono qua, sono fuori, aiuto!
La finestra del salotto; Amedeo si affacciò: Chiara era davvero fuori. Urlava dal fondo di un buco, mezza sommersa dalla neve che si era tirata addosso. Continuava a ridere, un po’ nervosamente, e guardava Amedeo col musetto arrossato dal freddo.
-e adesso come ti tiro fuori?! Aspetta.. Ascoltami, cerca di scavare ver/
-/scavare? Sei scemo?! Vuoi farmi affogare?
-ma no! Scava di qua, verso la finestra del mio salotto, a occhio e croce dovresti esserci; io scendo di sotto e ti aiuto, va bene?
Senza aspettare la risposta Amedeo fece per tornare nel suo appartamento; poi tornò subito indietro e si riaffacciò alla finestra: -poi mi spiegherai come sei finita laggiù!
[..cotinua..]
E#2 – Dove Chiara avrebbe finito il trasloco
21 gen
Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.
[Eugenio Montale]
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 2
Dove Chiara avrebbe finito il trasloco
-
All’una e tre quarti, quando ormai si rigirava nel letto da ore, l’ansia fu troppa. I piedi fuori dal letto. Le inquiline di sopra sono sveglie, andava giustificandosi mentre, meccanicamente, si vestiva; era freddissimo; sono sveglie, stanno guardando sicuramente un film. Non era una cosa da lui. Ma doveva assolutamente controllare la posta elettronica. Quel pomeriggio, in Piazza dei Martiri, quel ragazzo lo aveva preso in giro perché aveva letto male il mittente delle mail. Forse, dopo la fuga, Rave (o magari il suo cane bavoso) si saranno degnati di mandarmi una mail per spiegarmi che cazzo è successo. Così, amaramente e distrattamente, era arrivato a suonare il campanello delle studentesse dell’interno 5. Si sorprese del gesto; il campanello lo aveva svegliato dalle sue elecubrazioni, tanto che quando Chiara aprì la porta Amedeo si stava ancora guardando l’intrepido, autarchico indice destro, come un perfetto ebete.
Si ricompose: -Scusa Chiara se arrivo a quest’ora ma avrei davvero urgente bisogno di controllare la posta elettronica e so che/
-/adesso prendi fiato, ok? Entra se vuoi!- Sorrise. Era sincera, non lo stava prendendo in giro. Per un istante, Amedeo si sciolse in quel sorriso. Poi la doccia gelata. Avanzando nel corridoio, con l’aumentare del volume della musica e del vocìo, anche la sua certezza crebbe: una festa. Una festa, merda una festa. Sono uno straccio, in ansia per quel minchione, il pigiama sotto i jeans, domani sveglia alle sette.. E un sorriso perfetto, incorniciato da una testolina preziosa, mi introduce in una.. Stanza vuota!? Vuota, nessuno, niente. Un cuscino e un lettore mp3, attaccato alle casse.
-Scusa, abbasso la musica. Ascoltavo un dis/
-/lascia pure, pensavo ci fosse un mucchio di gente, e invece…
In terra molta polvere, pezzi di scotch, lembi di cartone. I segni di un trasloco recente e disordinato.
-Ce ne stiamo andando, stanotte ci sono solo io, domani viene la padrona a restituirci le caparre. Non lo sapevi?
-Veramente no.
-Sembri dispiaciuto.
-Lo sono.- Amedeo si sorprese ancora una volta della sua intraprendenza, e l’imbarazzo fu evidente.
-Non intendo solo per questo! Scemo! Dispiaciuto “in generale”!! Chiara non smetteva di sorridere, con naturalezza; ad Amedeo sembrava dolcissima. Era da un’anno che abitava lì. Nemmeno il tempo di conoscersi, con le vite che facciamo. E già se ne andava.
-..e poi.. per tua fortuna Internet c’è ancora ma, beh, stasera ti servirà un computer se vuoi collegarti.
-Non per farmi gli affari tuoi.. Ma stanotte dove dormi, per terra? Qui ci sono solo mattonelle ormai..
-Più o meno..
-Vieni giù da me, no? Sarò un cavaliere, promesso, dormo sul divano. Così posso ringraziarti per la connessione a scrocco. Se domani te ne vai sono costretto a ricambiare subito il favore!
Sorrise anche Amedeo, di cuore; non riusciva ad essere malizioso con l’ansia che aveva.
-Dai, intanto vado a prendere il portatile.
-Ok.. e.. grazie!
Gent.le dottor Martinelli,
devo scusarmi per l’inconveniente di oggi pomeriggio.
Ma non posso dirle molto di più, via mail.
Quella che doveva essere un’indagine discreta su un soggetto un tantinello eccentrico, come lei ebbe a definire (nel nostro primo contatto, ricorda?) la richiesta di informazioni sulla vita privata del suo caro amico, si è rivelata faccenda piuttosto complicata.
Può non crederci: c’è tutto un formicolio di sfigatelli, decadenti e autoreferenziali, dediti a cause sovversive di poco conto, rivoluzionari sterili e vanitosi. Si nascondono anche quando nessuno li cerca, comunicano in strani codici, danno fiato alle loro stridule trombe, le tastiere consumate, gli svolazzi retorici, una rivoluzione plug&play per fumatori d’oppio. Putroppo, a volte, anche questi individui si fanno arrestare, oppure, come sembra temere il suo amico, finiscono per farsi rinchiudere in una struttura psichitrica. Le ho già spedito tutto, non si preoccupi.
D’ora in poi eviti di telefonare in agenzia; se proprio deve farlo usi questa segreteria: 3219047364.
Cordiali saluti.
-Amedeo, ma.. Che roba è?
Erano seduti in terra, il portatile davanti ai loro sguardi increduli. Era l’unica mail non letta; il mittenteera nascosto. Amedeo aveva chiesto a Chiara se lei ci capiva qualcosa, perché lui si sentiva una frana. Chiara si avvicinò, sempre sorridendo, e gli consigliò di aprirla, semplicemente. Si trovarono a leggerla insieme. In silenzio.
-non capisco.. Deve averla scritta Ezio, non c’è altra spiegazione, ma come fa a sapere di oggi?
-è uno scherzo di un tuo amico?- Non sorrideva più con naturalezza; si sforzava di farlo, con pessimi risultati.
-forse.. forse l’ha scritta un mio amico. Fingendo di essere un altro.
-scusa, ma fingendosi chi? Voglio dire, hai chiesto a un tuo amico di indagare sulla propria vita privata o cosa?
-però Ezio non può sapere quello che è successo poche ore fa..- Amedeo pensava a voce alta. Poi si interruppe: scusa Chiara, avrai un sacco di cose da fare, e io tra poche ore devo essere in ospedale. Dio, sarò uno zombie domattina!- e scoppiò a ridere. Amedeo era così: quando crollava dal sonno cominciava a ridere senza motivo, in maniera buffa, un po’ delirante. Anche Chiara scoppiò a ridere.
-Quando l’oscuro signore della cardiologia mi vedrà sarò fottuto!
Ridevano entrambi, mentre Amedeo spiegava che l’oscuro signore era il suo mentore e diretto superiore, esimio illustrissimo cardiologo, sociopatico e vendicativo, cui il dottor Martinelli stesso, ahilui!, doveva la sua brillante carriera. Ridevano, senza ricordarsi di quell strana mail, senza buttare un’occhio fuori, senza dare troppo peso ai loro corpi che cominciarono ad avvicinarsi, mentre fuori la neve ricopriva la città.
[..continua..]
E#1 – Dove Amedeo avrebbe potuto rispondere no
15 gen
La storia sono fatti che finiscono col diventare leggenda;
le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia.
[Jean Cocteau]
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Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 1
Dove Amedeo avrebbe potuto rispondere no

Amedeo era piuttosto nervoso. Non si aspettava quella telefonata. O meglio: non si aspettava il tono di quella telefonata. Oltretutto, due ore fuori dall’ospedale non erano facili da ottenere. Seduto su una panchina gelida, aggrappato alla sigaretta come a un salvagente, in mezzo alla rotatoria di Piazza dei Martiri; pensare che aveva smesso poche settimane prima. Davvero era un buon posto per non dare nell’occhio? Probabilmente sì, ma perché mai non avrebbero dovuto dare nell’occhio? La domanda, Amedeo né fu sollevato, avrebbe avuto presto una risposta. Eppure, l’aspetto furtivo e ansioso della persona che stava aspettando, e che fece il suo ingresso in scena trascinando con sé un cane enorme, tennero Amedeo in uno stato di visibile agitazione. Non poteva essere che lui. Con la mano destra, come d’accordo, si appoggiava a un ombrello nero. Sotto un gelido sole.
-Dottor Martinelli?
Amedeo ci pensò: poteva sempre rispondere no. L’uomo che aveva davanti dimostrava una trentina d’anni, ma era vestito come un liceale, solo un po’ più ingobbito. Gesticolava nervosamente, lo sguardo correva frenetico, mai direttamente negli occhi dell’interlocutore. Amedeo decise di giocare, e bluffare: ostentando sicurezza, strinse la mano che gli era stata tesa.
-Si. Lei quindi è il dottor Ravelli. Molto piacere.
-Quale dottore, mi prende per il culo? Ravelli?! Ma senti!
-Come?
Amedeo sprofondò nel suo peggior incubo, in un lampo. Una vita di sacrifici, una condotta irreprensibile, e poi il passo falso, La Caduta, la rovina. Già si vedeva: in galera, in esilio, condannato a morte; nelle piazze, sul ciuco, alla gogna. Per una leggerezza. In che impiccio si era ficcato? Si riprese subito: -Non è lei Ravelli?
-Mi chiamano Rave, “rave undici i”. Il ragazzotto scandì le parole, gli indici a stanghetta per spiegare bene l’undici, e poi l’i col puntino.
-Non ha letto il mittente? E questo è Google- indicando la massa nera che, nel frattempo, si era sdraiata a pochi passi da loro. Era fiero; forse del nome. Amedeo invece era perplesso, ancora incerto se inventare una scusa o rimanere in quella situazione di angosciosa, grottesca tensione.
-Prima che me lo chieda- aggiunse Rave, con tono da maestrina indulgente -si, è un cane. Niente di strano, è solo un po’ grasso. Un raro incrocio tra/
-/scusi, cosa vuole che mi importi del cane!
Amedeo attinse il cinismo dalla sigaretta appena accesa. Una prodezza che aveva imparato al cinema. Davvero. Chinare il volto verso l’accendino, sospendere l’eloquio, lo sguardo sfuggente, la boccata, la domanda:
-Ma io con chi ho parlato al telefono?
-Con il titolare dell’agenzia. Credo. O con la segretaria.
-Era un uomo. Era piuttosto preoccupato, e mi ha detto/
-/va bene, va bene, era il titolare. Io lavoro al computer. Lui al telefono. Cioè, io lavoro, lui telefona. Capito? Buono Google!- al cane, che non si era mosso.
-Perfetto. Allora: il titolare dell’agenzia, al telefono, mi ha detto che finalmente mi avrebbe parlato del mio amico, di Ezio, lei sa, ma che per non dare nell’occhio sarebbe stato meglio incontrarci qua. Io credevo che avrei incontrato il titolare. Che si chiamasse Ravelli, invece mi ritrovo a parla/
-/come ha detto?
-In che senso?
-Le ha detto questo al telefono?
-Senta, non si offenda se ho letto male il suo nome. Pensavo fosse solo un vezzo. E in effetti il titolare non mi ha detto il suo nome, la mia è stata una deduzione sbagliata, non volevo offenderla.
Il tizio, del tutto sordo alle parole pazientemente costernate del dottore, aveva cominciato a guardarsi intorno con malcelata preoccupazione. A questo punto la fantasia di Amedeo, nel vano tentativo di dare un senso a tutta quella storia, ruppe, per così dire, gli argini. Parlava con un pazzo? Era uno scherzo? Magari addirittura uno show televisivo. Il cane, i vestiti, il nome, tutta l’idiozia di quella situazione. Poteva anche essere un’operazione di polizia. O un trionfo di coincidenze inspiegabili, un alchimia irripetibile di malintesi e casualità che lo avevano portato a rivolgere la parola, o meglio, a investire d’inespettata autorità il primo fattone rimbambito intercettato in Piazza dei Martiri. Misericordia!
-Cosa le ha detto il titolare?- Un’occhio spalancato, l’altro una fessura, di tre quarti, l’indice inquisitore: Amedeo aveva davanti uno squilibrato.
-Il suo capo mi ha detto che non dovevamo dare nell’occhio ma lei, che ora mi fa il preoccupato, arriva con quel bestione..
Cercò di sembrare rassicurante, di scherzarci un po’ su, ma a questo punto non sapeva più cosa pensare. Se il suo interlocutore era un attore, era davvero bravo; impallidì, persino. Amedeo ne fu colpito. Ma quando vide il fattone tirare un calcio a Google, sbiancò anche lui. Stavano scappando, pure il cane correva, attraversando a razzo in mezzo alla rotatoria. Scappati senza dire una parola.
-Ma tu guarda in che storia mi sono infilato. E tutto per stare appresso a quello stronzo. Ma adesso basta. Basta Amedeo. Lui e le sue fughe del cazzo, la sua stupidissima aria da bohemien, il cazzo di vittimismo di mer/
/Drin
-E adesso chi ca/
/Drin
-Mammina! Ciao!
-Amedeo, ciao tesoruccio, mi ha chiamato Ezio poco fa, dice che si è perso il tuo nume/
-/Ezio?! Mamma, che ti ha detto? Precisa mammina, mi raccomado, è importante! Oggi era pure il suo compleanno..
-Amedeo, non cominciare come al solito, eh?! Allora: mi ha detto: salve signora, sono Ezio si ricorda? E io: certo Ezio, come stai? Discreta, perché, insomma, perché.. Non lo so che cavolo combinate e anche tu mi dici sempre/
-/ok mammina, però lascia stare i tuoi flussi di coscienza, dimmi che ti ha detto. Su mammina..
-Mi ha detto: bene signora, e lei? È sempre tanto educato, che paccato che/
-/mamma!
-Bene signora, e lei? E io: bene, a parte gli acciacchi, sai l’età, con mio marito che lavo/
-MAMMA! Lascia stare! Taglia ‘ste cose che sono in ritardo! Lui che ha detto?
-Niente, amore della mamma, è caduta la linea. E poi non ha richiamato, pensa che strano. Ma che ha quel ragazzo?
-Insomma il numero non glielo hai dato?
-No, cocco, è caduta la linea, te l’ho detto! Richiamerà!
-..è caduta la linea, sì. Senti, mammina, ti abbraccio, abbraccia anche babbino, io devo lavorare, ci sentiamo domani, ciao.
-Certo amore. Copriti, mi raccomando! Nevica da vo/
-/click
[continua..]
7:55 #8 – Kopimismo: finalmente una religione (ufficiale) sensata
12 gen
control-ci control-vu
[il mantra del kopimismo]
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Dopo millenni di cammino spirituale, la ricerca dell’uomo è finita. E quindi anche la mia.
Ringrazio calorosamente Isak Gerson, fondatore della Chiesa missionaria del kopimismo, e Topparelli per la segnalazione che ha portato al pensiero delle ottomenocinque di oggi.
Cos’è il kopimismo? Semplice: il nome deriva da copy me e i principi fondanti sono quattro in tutto (solo quattro, giuro, facili facili, così uno se lì ricorda.. mica i dieci comandamenti, che fingono di essere dieci.. mai poi mettici i sette vizi, le settordici virtù, i millanta sacramenti…). Eccoli:
* All knowledge to all (Tutta la conoscenza a tutti)
* The search for knowledge is sacred (La ricerca della conoscenza è sacra)
* The circulation of knowledge is sacred (La circolazione della conoscenza è sacra)
* The act of copying is sacred. (Copiare è sacrosanto!)
Va da sé, la notizia non è che esiste una religione minchiona molto più sensata di tante altre “serie” (sarebbe troppo facile, basta avere un briciolo di fantasia e ancor meno buon senso e di sicuro chiunque può tirare fuori quattro valori massimamente degni di nota). La notizia è che in Svezia il kopimismo ora è una religione ufficiale. Non so come possano averla presa gli alti rappresentanti delle principali religioni (in particolare quelle fighe, il mainstream) e vi confesso che poco me ne curo. Immagino solo che questo in un certo senso potrebbere riaprire vecchie ferite mai dimenticate, come quando un certo tizio inventò una certa macchina per copiare i libri con una certa facilità e qualche altro tizio si mise in testa che a quel punto un certo libro avrebbe potuto essere tradotto dal latino, per fare un esempio, e riprodotto in tante lingue un tantinello più frequentate da certa gente, tipo la gente comune…
Dal canto mio sono ormai deciso a issare le vele nere col teschio e virare a dritta verso i ghiacci del nord, al grido di abbasso il copyright, viva il copyme! La seconda notizia, quindi, è che ho appena spedito la mia richiesta di sbattezzo; ero stanco di fingermi un pastafariano, e anche l’invisibile unicorno rosa alla fine mi ha deluso.
Ricorda, se sei uno di quelli che in principio era il verbo, tuo preciso dovere è diffonderlo. O meglio: copiarlo, incollarlo, migliorarlo e diffonderlo.
Perchè la password?
1 dic
- Lascia l’ascia!
- Ascia? Quale ascia?!
- Quella! Ipocrita scrittore, mon semblable, mon frère!
- Ton frère tua sorella.. e poi questa non è un’ascia, è un’accetta, accettalo.
- La brum del mmm ha un pfff in una mmm, la brum del mmm ha un…
- Va bene, va bene, non ti scaldare! Sotterro tutto, per carità!
-
Perchè la malizia sta negli occhi di chi guarda. E io, il guardato, piuttosto che dissotterrare un’ascia di guerra che non sapevo di aver nascosto (e che in realtà non sapevo neanche di avere) ho preferito nascondere allo sguardo dei più quello che i meno (uno? due?) giudicano inappropriato. Che poi anche il vero zoccolo duro dei più, cioè i lettori assidui di queso blog, saranno al massimo una decina, compresi mamma e papà (ciao ma’, ciao pa’). Se ci mettessi dentro qualche cugino potrei arrivare a quindici, e allora sì che comincerei a far paura. Una insopprimibile potenza di fuoco. Perfido guastatore delle più candide web reputationsss. Elegante stroncatore di brand&trend. Irreprensibile censore dei censori! Best blog ever!! Tweet star!!!
In attesa di raggiungere questa massa critica di lettori, tenendo nel dovuto conto il fatto che la nostra iscrizione a Sceneggiatura Democratica è stata rifiutata, il progetto fahrenheit 11-11-11 è diventato, nostro malgrado, il corrispettivo narrativo dei secret concerts. Noi che pensavamo di scrivere al massimo qualche storiella per strappare un sorriso ai nostri amici. Ora siamo come Marta sui tubi che ti vengono a suonare nel salotto di casa, gratis. Basta telefonare. E ricordarsi che tecnicamente il bicchiere è sempre pieno: mezzo pieno (o mezzo vuoto, non importa) di acqua, e per l’altra metà colmo fino all’orlo di preziosissima aria.
_
Detto questo, la conclusione non può che essere musicale. Con l’imprescindibile Elio.
Amico Appalache, dove ti cacci?
Voglio soltanto consegnarti un memorabilia
-
Corso accelerato contro la dispnea, di Stefano Lavoratori
19 nov
La storia somiglia alla paleontologia. A causa di certi pregiudizi,
anche i migliori scienziati non si accorgono di fatti che hanno davanti al naso.
Dopo, si stupiscono di vedere dappertutto
tracce di ciò che non avevano saputo notare.
[Marx]
Cosa c’entrino gli snorky con uno scafandro da palombaro super tecnologico e un sassofono è questione di storia contemporanea; d’accademia, direi.
Come, non lo sapete? C’era questo tizio, un tale, un sempronio qualunque. Pare, raccontano, che un giorno questo ingegneruccio – modesto e composto, nè bianco nè nero, credetemi!, e nanche grigio: trasparente semmai - beh, questo tale un giorno decise di imparare a suonare il sassofono. Il sassofono, sì! Rumoroso, va bene. Fastidioso, agli inizi, ve lo concedo. Ma tant’è, anche la moglie fu pronta a capire, superba a mentire e contenta nel vedere un po’ di colore scomporre la noia dei fine settimana. Il tranquillo vicinato sembrò non accorgersi del novello artista. Nessuno, nè quel tale, nè la sua leale consorte, nemmeno la signora impicciona del piano ammezzato, nessuno!, poteva immaginare che il figlio del cugino della suocera del Ministro delle Tempeste e dei Mostri Marini abitasse nell’appartamento al piano di sopra. Solo una persona poteva saperlo. Chi? Beh, se mai avete abitato in un condominio rispettabile, in vita vostra, sono certo che avete capito cosa intendo: il portiere, e chi sennò?! A differenza del nostro ingegneruccio, si dice che il portiere fosse nero, nero come la pece. Alcuni raccontano di un passato da spezzapollici, per lui; altri giurano di averlo visto tra i contractors nella presa di Lugano, a bordo di un blindato Freccia; altri ancora sostengono.. ma no, non è questa la nostra storia, lasciamo alle voci il loro posto in platea, e torniamo sul palco, su un pianerottolo, dove un ingegneruccio col sassofono e lo sguardo basito ascolta le parole allusive e misteriose del portiere del suo palazzo, circa i rischi nel diffondere informazioni coperte da segreto militare attraverso un complesso codice di aborti di scale maggiori e stecche gracchianti. Continua >
©riceti e altre ©ose ©he ©ominciano ©on la ©..
9 nov
[...] ©erte ©ircostanze, ©he ©omunemente ©olpiscono ©on ©austica ©ruenza; ©erte, ©ontrariamente, ©ominciano ©on ©arinerie; ©ontinuano ©ontrocorrente, ©alme ©ome ©omete, ©omete ©he ©onvulsamente ©ozzano, ©reando ©erte ©ircostanze, ©he ©omunemente ©olpiscono ©on ©austica ©ruenza [...]
[...] ©ollettive, ©iarliere, ©aotiche ©omposizioni ©ompromettono (!) ©ontesti ©ristallizzati, ©ontaminati..
©’è ©hi, ©ircondato, ©ede..
©iò ©onstatato: ©’è ©omunque (©erto, ©ontinunamente) ©hi (©ercando ©ontrizioni?) ©omodamente ©aldeggia ©onvenienti ©©©©©©© [...]








