E#5 – Dov’è il Dopo, e Rete4 non si vede più
7 feb
Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio,
senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi.
[Italo Calvino, Lezioni Americane]
-
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 5
Dov’è il Dopo, e Rete4 non si vede più
-
-vuoi spiegarmi perché non me lo hai detto subito?- Amedeo cercava di inchiodare lo sguardo di Saverio, che invece come suo solito svicolava, scuotendo la testa come un grosso ciondolo, gli occhi guizzanti a cercare di distinguere dettagli invisibili disseminati sul pavimento, tra il mobilio o sul soffitto.
-non te l’ho detto perchè non c’eri. Insomma, arrivo in cima alle scale e mi vedo questo pacco giallo, solo che era a metà tra il nostro portone e quello della signora e/
-/e quando sono tornato?- Amedeo batteva la punta del piede destro sul pavimento, con impazienza.
-e quando sei tornato non c’ero io. E siccome stava lì in mezzo non ero sicuro se fosse per noi oppure/
-/non c’eri tu, è vero. Ma vuoi dirmi perché l’hai messo sotto il divano?
-insomma, ho visto era per te e allora/
-/mi ascolti? Perché l’hai messo sotto il divano?
-stavo giocando con la play, devo avergli dato un calcio…
-con la playstation eh?
-un calcio o due…
-grazie Saverio, grazie.
-…scusami, dai!
-…
-eddai, Amedeo, sempre a incazzarti, e fattela ‘na risata! Burocrate!
-accendi la televisione Saverio, che è meglio.

..per questa edizione straordinaria. La protezione civile raccomanda inoltre di razionare da subito le provviste. Per quanto riguarda le forniture di corrente elettrica, acqua e gas, il centro crisi ha già stabilito le priorità; i cittadini possono comunque stare tranquilli, se le condizioni non peggiorano già da dopodomani la situazione tornerà sotto controllo. Raccomandiamo di non uscire di casa e di non tentare di scavare cunicoli, per non correre il rischio di rimanere sepolti nella neve fresca…
S:-..ma da dove parla sto tizio?
A:-Save, sta zitto! Ti rendi conto?
C:-Ma avete visto il cielo stamattina?
S:-E chi è poi ‘sto sfigato?
A:-Dammi il telecomando! Razionare per quanti giorni? Chiara, poi parliamo, dai.
C:-Era limpido, pareva finto…
A:-Come con gli scioperi, tirano fuori ‘sti passacarte, li imbellettano per l’esordio..
C:-Io vado di sopra.. A guardare fuori!
A:-Aspettami, tra un secondo vengo anch’io, fammi dare un’altra occhiata.
C:-Si, ok va, bene, intanto cerco una giacca a vento.
S:-..è normale che quelli si cagano sotto, s’impappiano, e poi guarda che brutto che è!
A:-CAZZO! Ma volete stare un attimo zitti! Amedeo alzò il volume, per sovrastare le riflessioni di Saverio e i capricci di Chiara, poi fece un giro tra i canali. Il novizio imbellettato e nervoso era su raiuno; raidue, stesso identico notiziario; raitre uguale. Niente retequattro.
S:-Ci voleva la glaciazione per togliercelo dai coglioni!
La risata servì a tutti per calmarsi un po’. Amedeo, ripreso il controllo, continuò il suo giro.
Niente canale 5, niente italia uno, niente di niente. Di nuovo tornò su raiuno:
…le regioni non raggiunte dal segnale. La prossima trasmissione sarà alle ore 14.00
E poi la sigla dell’edizione straordinaria. E poi un cartello con due numeri d’emergenza: uno del ministero dell’interno, l’altro della protezione civile. E poi niente.
Intanto Chiara, spillando i cappotti appesi all’ingresso, aveva deciso per una giacca a vento enorme e cominciò a infilarsela mentre usciva sul pianerottolo. Amedeo, abbandonata ogni speranza di ricevere qualche informazione dalla televisione, seguì Chiara. Saverio, dopo essersi stiracchiato per un po’, spense la televisione e cominciò a rovistare tra le mensole e la dispensa: -Siamo messi male, dottore! Si fa una pasta? Comincia anche ad essere mezzogiorno, anche se qui dentro è buio pesto.
Chiara nel frattempo stava correndo per le scale, più curiosa che in ansia. Amedeo la seguiva lentamente, contando i gradini come faceva da bambino, per ordinare i pensieri. 1, 2, 3, 4, 5, cazzo facciamo? 8, 9, se rimaniamo senza cibo? 13, 14, e perché non ho ancora chiamato casa? 19, babbo, 21, mamma, 23, cazzo, che vuol dire razionare?, 27, il centro crisi, 30, ha stabilito le priorità, 33, e Ezio? 36, 37, Ezio, 39 e 40. …40?! Alzando gli occhi, Amedeo capì che non aveva sbagliato a contare. 40: due piani. Davanti aveva la porta del sottotetto. Aperta. Chiara era arrivata in cima alle scale, forse sovrappensiero anche lei.
-Chiara?
Un clangore metallico fu la risposta; veniva da in fondo al corridoio male illuminato.
-Chiara, che stai facendo? Non volevi guardare fuori?
Di nuovo il rumore metallico, che nella testa di Amedeo somigliava sinistramente allo sferragliare di pesanti catene. Procedendo a tentoni, nel buio, Amedeo capì soltanto di aver superato una serie di porte chiuse. Non era mai stato lassù, non ce n’era stato motivo. Anzi, dava per scontato che la porta che aveva varcato dovesse restare chiusa. In fondo poteva essere pericoloso per i bambini del palazzo. Sempre che ce ne fossero stati.
-Chiara, ma come hai fatto a entrare?- Amedeo pose questa domanda al rumore che proveniva dalla stanza di fronte a lui. La porta socchiusa lasciava intravedere il tremore di una flebile luce, luce che tremava allo stesso ritmo delle mani di Amedeo. -Ma che ci fai lì dentro, Chiara?
Mentre apriva la porta, Amedeo sentì distintamente la voce di Chiara, che urlava: Amedeo? Che fai lì dentro?- e veniva dal fondo del corridoio, dietro di lui. Davanti a lui, nella stanza, sotto un ciclopico occhio, altre labbra cacciarono un urlo stridulo. E il cellulare di Amedeo, dalla tasca dei jeans, vibrò e strillò anche lui, nello stesso istante. Non possiamo dire se il dottore svenne spontaneamente, come crollano tutti quelli che non reggono un prelievo di sangue, o piuttosto non fu una scelta razionale, una lucida resa, da interpretarsi come una proposta di armistizio col destino, giustificabile da una manifesta inferiorità. Resta il fatto che svenne, dignitosamente, senza fiatare.
Fine del Libro I
[..continua..]
E#4 – dove il Prima finisce, ma non lascia la scena
31 gen
Il Duca d’Auge sospirò
pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.
[Raymond Queneau, I fiori blu]
-
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 4
Dove il Prima finisce, ma non lascia la scena
-
Chiara crollò nel salotto insieme a una valanga di neve. Saverio, che non riusciva a smettere di ridere, si stringeva la pancia. Amedeo, rubizzo per lo sforzo, rideva anche lui, nascondendosi il viso.
-mi sono fatta male! Te l’avevo detto che era meglio/
-/ma tu che ci stavi a fare là fuori?
-senti, lasciami stare, è da quando sono piccola che me la sogno una cosa del genere, brutto scimmione antipa/
-/dai, ti faccio un cappuccino, il Calimè della Pace!
-si, Calimero, certo. Calumet! Testone! Sai quante volte l’ho vista la neve io? Mai! È la prima volta.. Voglio dire.. La prima volta che ne vedo così tanta..
-mi pare ovvio..
-dai Saverio, fa’ sto cappuccino, e tu Chiara vieni con me, devi metterti qualcosa di asciutto, vieni!
-adesso ho capito tutto- veniva borbottando Saverio mentre metteva a scaldare il latte; -anche a me dopo il sesso a volte viene la voglia di lanciarle fuori dalla finestra. Quelle che parlanoparlano. Anche quelle troppo zitte cazzo- si accorse di non aver messo l’acqua nella moka; la riaprì e intanto continuava: -dev’essere buono senz’acqua. Vedi cosa ti fanno fare le donne? Anche quelle che ti chiedono “a che pensi”, ecco quelle gli direi “ecco cosa penso” e le lancerei fuori dalla finestra- guardava in alto, come se leggesse un testo serigrafato sullo sportello alto del frigorifero; non si accorse che il latte bollente stava traboccando, mentre continuava: -avevo disegnato un progettino una volta, il soppalco delle meraviglie, Amedeoo- alzando la voce: – AMEDEEEOOO, dove hai messo i bozzetti che stavano tipo un po’ di tempo fa sul tavoloooo?
-bozzetti?! E non entrare, Chiara si sta cambiando!- Amedeo dovette appoggiarsi di scatto sulla porta, mentre l’altro continuava imperterrito dal corridoio: -ma si, dai, quel progettino, te lo ricordi sicuro: c’era un omino, con la donnina che glielo succhia, poi l’omino tira la leva e il soppalco si alza di mezzo metro e l’omino/
-/Save ma proprio adesso ti serve?
-sisi, adesso, e l’omino così può leccare la donnina. La terza posizione era soppalco quasi a terra, regolabile al millimetro, per agevolare la pecorina, ricordi? In tutto questo l’omino comodo comodo/
-/Save guarda che io la tua roba non la tocco, sarà stato Francesco/
-/l’omino comodo comodo può fare del suo meglio. E poi c’era il tasto eject, ricordi?
-il tasto eject? Save, ma che dici?!
-/cazzo, il latte sul fuoco!
Quando Amedeo e Chiara tornarono in cucina, Saverio stava grattando via il fondo dell’ultima busta di latte, incrostato tra i fornelli, con una spatolina da muratore.
-vedi cosa ti fanno fare le donne!
-Save, così graffi l’acciaio, lascia fare a me, dai qua! Amedeo era prevedibilmente spazientito.
-come lo fai te, il cappuccino! Vero Saverio?
-Chiara, non ti ci mettere pure tu. È colpa tua se si è bruciato. Vedi che ti fanno fare le donne! Perché non ce lo andiamo a prendere al bar?
-…
-…Amedeo, ma con chi vivi?
-…
-Saverio, ti sei chiesto perché invece di suonare il campanello sono entrata dalla finestra?
-ah, già è vero.. Che ridere… e va bene, il cappuccino ce lo facciamo senza latte, è buono lo stesso!
-…
-Saverio?
-si?
-hai bruciato anche il caffè. Accendi la televisione, piuttosto, ci sarà un’emergenza nazionale, voglio dire, forse ancora non ci siamo resi conto di quello che/
-/a proposito!
-…
-..di cosa, Save?
-di niente, era per dire, mi sono ricordato una cosa. Ieri, quando sono tornato, c’era questo davanti alla porta- Saverio estrasse da sotto il divano un grosso pacco giallo. Amedeo sapeva di cosa si trattava, ma non volle crederci. Era “il dossier” dell’agenzia. Le ho già spedito tutto. Il ricordo della mail che aveva letto con Chiara, e dell’incontro del giorno prima con Rave e Google, e ancora prima tutte le vicende che avevano spinto Amedeo a contattare l’Agenzia 01 sembravano provenire da un’altra dimensione, come la vaga reminiscenza di una vita passata.
[..continua..]
ancora sullo scaltrerrimo MrGold
30 gen
You keep saying
you got something for me
something you call love
but confess
..ma stavolta ti diamo un nome, caro Martino.
Mi verrebbe voglia di metterci pure il codice fiscale, ma lasciamo stare.
Dunque, caro il mio Martino,
ci dovevi provare fino all’ultimo, vero?
Non ti è bastato farti beccare una, due, tre volte. Ci voleva il gran finale, non potevi farne a meno.
Per chi non avesse capito di cosa sto parlando, l’antefatto è qui. Sarebbe la storia, a tratti grottesca, della cessazione di un banale contratto d’affitto. E il gran finale è solo l’ultimo tentativo del genio del male di grattarci un cenitnaio di euro, reinterpretando i conteggi delle spese condominiali.
Caro Martino,
li hai covati per mesi quei conteggi, vero?
Prima di decidere di provarci ancora. Solo un ultima volta, magari solo per la gloria. Che peccato che ci sia venuto un dubbio, vero Martino? Proprio un gran peccato! E sei stato sfortunato a dover scoprire che l’amministratore del nostro nuovo appartamento sia (la beffa!) lo stesso che amministra il tuo nascente impero immobiliare. Ma non sarebbe cambiato niente, lo sai.
Caro Martino,
non vorrei essere nei tuoi panni, davvero.
Ma qualche domanda te la devo fare: ti senti davvero così furbo, oppure siamo noi a sembrarti dei perfetti imbecilli? Voglio dire: i tuoi tentativi di ottenere qualcosa di non dovuto sono stati talmente goffi che uno è costretto a interrogarsi. Dovrò aggiornare alcuni miei giudizi su me stesso, avendo scoperto che devo sembrare un coglione totale, un caso patologico.
Caro Martino,
non mi permetterei mai di darti del coglione, ti pare?
Sono le tue azioni che ti qualificano. E sicuramente ti sei reso ridicolo, con la tua disonestà cialtrona e la tua doppiezza vigliacca e infantile. Ora non ci resta che scoprire se hai altre frecce al curaro nella faretra o nuovi mirabolanti sortilegi nel grimorio, per salvare almeno la faccia. Oppure desisterai, arrendendoti all’evidenza che ti conviene chiuderla qui, e che anzi dovresti ringraziare i tuoi dei se anche noi lasciamo correre.
Caro Martino,
un’ultima considerazione, un suggerimento direi. Sincero.
Se proprio avevi qualche conto da regolare con il tuo passato (com’è che mi dicesti, quasi per giustificarti? Ragazzi, sapeste quante volte l’ho presa nel culo io, quand’ero in affitto!) ti conveniva regolarlo quand’era il momento. Invece non posso fare altro che immaginarti supino e accondiscendente con il forte, mentre ingrassa il tuo desiderio represso che il destino, prima o poi, si decida a servirti qualcuno di abbastanza debole e stupido da consentirti di gustare le tue più sordide vendette.
you’ve been a ‘messin’
where you shouldn’t ‘ve
been a ‘messin’
and now someone else
is getting all your best
these boots are made for walking
and that’s just what they’ll do
one of these days these boots
are gonna walk all over you
-
E#3 – dove Saverio vorrebbe tornare a dormire
23 gen
La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.
[Baudelaire]
_
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 3
Dove Saverio vorrebbe tornare a dormire
_
-Porca puttana! Amedeo si vegliò di soprassalto, prendendo improvvisa coscienza del suo corpo e della sottile coperta che lo separava da un pavimento di legno: cazzo! Sono a casa di Chiara. Cazzo cazzo, è giorno, il prof mi ucciderà! Inciampò, infilandosi i pantaloni, e cadde verso la finestra di cui cercava di conquistare la vista. Quando si rialzò, dolorante, vide tutto bianco. Scosse la testa, guardò in basso, cercando di mettere a fuoco; aveva battuto il ginocchio, di certo, ma doveva aver battuto anche la testa senza accorgersene.
-che ore sono?- Nel trambusto anche Chiara si era svegliata.
-tutto bianco? È tutto bianco! Ho dato una capocciata!
-quel tonfo era la tua testa?
-il ginocchio, pensavo. Mi fa male quello infatti. Ma è tutto bianco!
-il ginocchio? Bianco? Fa vedere, ti sarai sbucciato.
-bianco di fuori! Tutto! Vieni a vedere!
Neve. Ovunque. Una visione incredibile. Una coltre uniforme ricopriva ogni cosa, nascondendola, letteralmente. Metri di neve, come un’alluvione. Allungando le dita, Chiara era sicura di poterla assaggiare. Amedeo non poteva crederci. Dov’era la finestra della sua camera? E la strada? Le macchine? Spuntava un lampione. Un lampione? Sui tetti, dune di neve spazzate dal vento. Una calma innaturale. Chiara rideva, poi esclamò: l’aereo! Amedeo non l’udì, si era già lanciato oltre la porta, per le scale, gradini a tre a tre, attaccato al campanello del suo appartamento.
Minuti.
Da dentro, finalmente, una bestemmia.
Saverio aprì la porta: -ah, sei tu? Cazzo fai a quest’ora? Non eri andato a letto? Vabbuò io me ne torno a dormire.- Cosa che stava già facendo, mentre pronunciava l’ulitma frase. Amedeo rimase interdetto qualche secondo, poi gli corse dietro; tutta la casa era al buio.
-Save, Save! Che dormire, guarda fuori!
-mmmhh.. ma tu guarda, Amedè, ti devo mandare a cagare?- La voce di Saverio proveniva da sotto le coperte.
-Saverio?
-mmhh..
-Saverio, dormi ancora con la tapparella aperta, vero?- lezioso.
-si Amedè, che palle, lasciami stare, sono tornato tardi ieri sera.
-e ti svegli col sole, ve-ro Sa-ve-rio?- stucchevole.
-si A-me-de-o-o-o, lo sai, cazzoooo, vaatteeeeneeeee!
-Saverio, guarda l’orologio, sono le dieci!- trionfante.
Questa cosa di dover convincere Saverio dell’eccezionalità della situazione aveva trasformato Amedeo in una persona nuova: dapprima incredulo egli stesso, ora era l’ambasciatore di un evento sconvolgente di cui solo pochi illuminati potevano reggere l’urto. Lui era uno di quelli, ed era pronto a radunare il suo esercito.
-Saverio, ci saranno otto metri di neve, senza scherzi, una cosa da pazzi!
-smettila di rompere, ma che ti è preso stamattina, sei ubriaco? Ti sei fatto? Tira su quella serranda, dài, tanto ormai sono sveglio.. Ma tu guarda..
-potrei tentare di abbassarla,visto che è già alzata, ma temo che sia congelata.. vedi?
-quella… quella è neve?- si stupì Saverio, inforcando gli occhiali.
-elementare, Watson.
-…
-…cioè, è successo qualcosa di semplicemente incredibile, e tu?
-…
-Niente! Non dici niente??
-bravo dottore! Stavolta l’oscuro signore non si incazzerà che sei arrivato tardi! Ora lasciami stare, direi che posso tranquillamente tornarmene a dormire..
-ci rinuncio!
Amedeo continuò per un po’ a fissarsi le punte dei piedi. Era in pantofole. In pantofole e senza calzini. Un momento, e i calzini? …Chiara! Corse di sopra: era scappato senza dirle nulla, poveretta, ci sarà rimasta male: con questa nevicata, non ha neanche un letto, starà piangendo povera Chiara..
-Chiara? Chiaaraaa!
-aiutami! Rideva. Stava bene. Amedeo si era preoccupato per niente. Ma.. dov’era?
-Amedeo, sono qua! Aiutami, non riesco a tornare su!- E continuava a ridere, un risolino soffocato. Amedeo si stava affacciando nelle stanze vuote, col naso all’aria, smarrito.
-sono qua, sono fuori, aiuto!
La finestra del salotto; Amedeo si affacciò: Chiara era davvero fuori. Urlava dal fondo di un buco, mezza sommersa dalla neve che si era tirata addosso. Continuava a ridere, un po’ nervosamente, e guardava Amedeo col musetto arrossato dal freddo.
-e adesso come ti tiro fuori?! Aspetta.. Ascoltami, cerca di scavare ver/
-/scavare? Sei scemo?! Vuoi farmi affogare?
-ma no! Scava di qua, verso la finestra del mio salotto, a occhio e croce dovresti esserci; io scendo di sotto e ti aiuto, va bene?
Senza aspettare la risposta Amedeo fece per tornare nel suo appartamento; poi tornò subito indietro e si riaffacciò alla finestra: -poi mi spiegherai come sei finita laggiù!
[..cotinua..]
E#2 – Dove Chiara avrebbe finito il trasloco
21 gen
Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.
[Eugenio Montale]
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 2
Dove Chiara avrebbe finito il trasloco
-
All’una e tre quarti, quando ormai si rigirava nel letto da ore, l’ansia fu troppa. I piedi fuori dal letto. Le inquiline di sopra sono sveglie, andava giustificandosi mentre, meccanicamente, si vestiva; era freddissimo; sono sveglie, stanno guardando sicuramente un film. Non era una cosa da lui. Ma doveva assolutamente controllare la posta elettronica. Quel pomeriggio, in Piazza dei Martiri, quel ragazzo lo aveva preso in giro perché aveva letto male il mittente delle mail. Forse, dopo la fuga, Rave (o magari il suo cane bavoso) si saranno degnati di mandarmi una mail per spiegarmi che cazzo è successo. Così, amaramente e distrattamente, era arrivato a suonare il campanello delle studentesse dell’interno 5. Si sorprese del gesto; il campanello lo aveva svegliato dalle sue elecubrazioni, tanto che quando Chiara aprì la porta Amedeo si stava ancora guardando l’intrepido, autarchico indice destro, come un perfetto ebete.
Si ricompose: -Scusa Chiara se arrivo a quest’ora ma avrei davvero urgente bisogno di controllare la posta elettronica e so che/
-/adesso prendi fiato, ok? Entra se vuoi!- Sorrise. Era sincera, non lo stava prendendo in giro. Per un istante, Amedeo si sciolse in quel sorriso. Poi la doccia gelata. Avanzando nel corridoio, con l’aumentare del volume della musica e del vocìo, anche la sua certezza crebbe: una festa. Una festa, merda una festa. Sono uno straccio, in ansia per quel minchione, il pigiama sotto i jeans, domani sveglia alle sette.. E un sorriso perfetto, incorniciato da una testolina preziosa, mi introduce in una.. Stanza vuota!? Vuota, nessuno, niente. Un cuscino e un lettore mp3, attaccato alle casse.
-Scusa, abbasso la musica. Ascoltavo un dis/
-/lascia pure, pensavo ci fosse un mucchio di gente, e invece…
In terra molta polvere, pezzi di scotch, lembi di cartone. I segni di un trasloco recente e disordinato.
-Ce ne stiamo andando, stanotte ci sono solo io, domani viene la padrona a restituirci le caparre. Non lo sapevi?
-Veramente no.
-Sembri dispiaciuto.
-Lo sono.- Amedeo si sorprese ancora una volta della sua intraprendenza, e l’imbarazzo fu evidente.
-Non intendo solo per questo! Scemo! Dispiaciuto “in generale”!! Chiara non smetteva di sorridere, con naturalezza; ad Amedeo sembrava dolcissima. Era da un’anno che abitava lì. Nemmeno il tempo di conoscersi, con le vite che facciamo. E già se ne andava.
-..e poi.. per tua fortuna Internet c’è ancora ma, beh, stasera ti servirà un computer se vuoi collegarti.
-Non per farmi gli affari tuoi.. Ma stanotte dove dormi, per terra? Qui ci sono solo mattonelle ormai..
-Più o meno..
-Vieni giù da me, no? Sarò un cavaliere, promesso, dormo sul divano. Così posso ringraziarti per la connessione a scrocco. Se domani te ne vai sono costretto a ricambiare subito il favore!
Sorrise anche Amedeo, di cuore; non riusciva ad essere malizioso con l’ansia che aveva.
-Dai, intanto vado a prendere il portatile.
-Ok.. e.. grazie!
Gent.le dottor Martinelli,
devo scusarmi per l’inconveniente di oggi pomeriggio.
Ma non posso dirle molto di più, via mail.
Quella che doveva essere un’indagine discreta su un soggetto un tantinello eccentrico, come lei ebbe a definire (nel nostro primo contatto, ricorda?) la richiesta di informazioni sulla vita privata del suo caro amico, si è rivelata faccenda piuttosto complicata.
Può non crederci: c’è tutto un formicolio di sfigatelli, decadenti e autoreferenziali, dediti a cause sovversive di poco conto, rivoluzionari sterili e vanitosi. Si nascondono anche quando nessuno li cerca, comunicano in strani codici, danno fiato alle loro stridule trombe, le tastiere consumate, gli svolazzi retorici, una rivoluzione plug&play per fumatori d’oppio. Putroppo, a volte, anche questi individui si fanno arrestare, oppure, come sembra temere il suo amico, finiscono per farsi rinchiudere in una struttura psichitrica. Le ho già spedito tutto, non si preoccupi.
D’ora in poi eviti di telefonare in agenzia; se proprio deve farlo usi questa segreteria: 3219047364.
Cordiali saluti.
-Amedeo, ma.. Che roba è?
Erano seduti in terra, il portatile davanti ai loro sguardi increduli. Era l’unica mail non letta; il mittenteera nascosto. Amedeo aveva chiesto a Chiara se lei ci capiva qualcosa, perché lui si sentiva una frana. Chiara si avvicinò, sempre sorridendo, e gli consigliò di aprirla, semplicemente. Si trovarono a leggerla insieme. In silenzio.
-non capisco.. Deve averla scritta Ezio, non c’è altra spiegazione, ma come fa a sapere di oggi?
-è uno scherzo di un tuo amico?- Non sorrideva più con naturalezza; si sforzava di farlo, con pessimi risultati.
-forse.. forse l’ha scritta un mio amico. Fingendo di essere un altro.
-scusa, ma fingendosi chi? Voglio dire, hai chiesto a un tuo amico di indagare sulla propria vita privata o cosa?
-però Ezio non può sapere quello che è successo poche ore fa..- Amedeo pensava a voce alta. Poi si interruppe: scusa Chiara, avrai un sacco di cose da fare, e io tra poche ore devo essere in ospedale. Dio, sarò uno zombie domattina!- e scoppiò a ridere. Amedeo era così: quando crollava dal sonno cominciava a ridere senza motivo, in maniera buffa, un po’ delirante. Anche Chiara scoppiò a ridere.
-Quando l’oscuro signore della cardiologia mi vedrà sarò fottuto!
Ridevano entrambi, mentre Amedeo spiegava che l’oscuro signore era il suo mentore e diretto superiore, esimio illustrissimo cardiologo, sociopatico e vendicativo, cui il dottor Martinelli stesso, ahilui!, doveva la sua brillante carriera. Ridevano, senza ricordarsi di quell strana mail, senza buttare un’occhio fuori, senza dare troppo peso ai loro corpi che cominciarono ad avvicinarsi, mentre fuori la neve ricopriva la città.
[..continua..]
E#1 – Dove Amedeo avrebbe potuto rispondere no
15 gen
La storia sono fatti che finiscono col diventare leggenda;
le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia.
[Jean Cocteau]
-
Egonauta
Libro I
Dove arriva l’inverno
Capitolo 1
Dove Amedeo avrebbe potuto rispondere no

Amedeo era piuttosto nervoso. Non si aspettava quella telefonata. O meglio: non si aspettava il tono di quella telefonata. Oltretutto, due ore fuori dall’ospedale non erano facili da ottenere. Seduto su una panchina gelida, aggrappato alla sigaretta come a un salvagente, in mezzo alla rotatoria di Piazza dei Martiri; pensare che aveva smesso poche settimane prima. Davvero era un buon posto per non dare nell’occhio? Probabilmente sì, ma perché mai non avrebbero dovuto dare nell’occhio? La domanda, Amedeo né fu sollevato, avrebbe avuto presto una risposta. Eppure, l’aspetto furtivo e ansioso della persona che stava aspettando, e che fece il suo ingresso in scena trascinando con sé un cane enorme, tennero Amedeo in uno stato di visibile agitazione. Non poteva essere che lui. Con la mano destra, come d’accordo, si appoggiava a un ombrello nero. Sotto un gelido sole.
-Dottor Martinelli?
Amedeo ci pensò: poteva sempre rispondere no. L’uomo che aveva davanti dimostrava una trentina d’anni, ma era vestito come un liceale, solo un po’ più ingobbito. Gesticolava nervosamente, lo sguardo correva frenetico, mai direttamente negli occhi dell’interlocutore. Amedeo decise di giocare, e bluffare: ostentando sicurezza, strinse la mano che gli era stata tesa.
-Si. Lei quindi è il dottor Ravelli. Molto piacere.
-Quale dottore, mi prende per il culo? Ravelli?! Ma senti!
-Come?
Amedeo sprofondò nel suo peggior incubo, in un lampo. Una vita di sacrifici, una condotta irreprensibile, e poi il passo falso, La Caduta, la rovina. Già si vedeva: in galera, in esilio, condannato a morte; nelle piazze, sul ciuco, alla gogna. Per una leggerezza. In che impiccio si era ficcato? Si riprese subito: -Non è lei Ravelli?
-Mi chiamano Rave, “rave undici i”. Il ragazzotto scandì le parole, gli indici a stanghetta per spiegare bene l’undici, e poi l’i col puntino.
-Non ha letto il mittente? E questo è Google- indicando la massa nera che, nel frattempo, si era sdraiata a pochi passi da loro. Era fiero; forse del nome. Amedeo invece era perplesso, ancora incerto se inventare una scusa o rimanere in quella situazione di angosciosa, grottesca tensione.
-Prima che me lo chieda- aggiunse Rave, con tono da maestrina indulgente -si, è un cane. Niente di strano, è solo un po’ grasso. Un raro incrocio tra/
-/scusi, cosa vuole che mi importi del cane!
Amedeo attinse il cinismo dalla sigaretta appena accesa. Una prodezza che aveva imparato al cinema. Davvero. Chinare il volto verso l’accendino, sospendere l’eloquio, lo sguardo sfuggente, la boccata, la domanda:
-Ma io con chi ho parlato al telefono?
-Con il titolare dell’agenzia. Credo. O con la segretaria.
-Era un uomo. Era piuttosto preoccupato, e mi ha detto/
-/va bene, va bene, era il titolare. Io lavoro al computer. Lui al telefono. Cioè, io lavoro, lui telefona. Capito? Buono Google!- al cane, che non si era mosso.
-Perfetto. Allora: il titolare dell’agenzia, al telefono, mi ha detto che finalmente mi avrebbe parlato del mio amico, di Ezio, lei sa, ma che per non dare nell’occhio sarebbe stato meglio incontrarci qua. Io credevo che avrei incontrato il titolare. Che si chiamasse Ravelli, invece mi ritrovo a parla/
-/come ha detto?
-In che senso?
-Le ha detto questo al telefono?
-Senta, non si offenda se ho letto male il suo nome. Pensavo fosse solo un vezzo. E in effetti il titolare non mi ha detto il suo nome, la mia è stata una deduzione sbagliata, non volevo offenderla.
Il tizio, del tutto sordo alle parole pazientemente costernate del dottore, aveva cominciato a guardarsi intorno con malcelata preoccupazione. A questo punto la fantasia di Amedeo, nel vano tentativo di dare un senso a tutta quella storia, ruppe, per così dire, gli argini. Parlava con un pazzo? Era uno scherzo? Magari addirittura uno show televisivo. Il cane, i vestiti, il nome, tutta l’idiozia di quella situazione. Poteva anche essere un’operazione di polizia. O un trionfo di coincidenze inspiegabili, un alchimia irripetibile di malintesi e casualità che lo avevano portato a rivolgere la parola, o meglio, a investire d’inespettata autorità il primo fattone rimbambito intercettato in Piazza dei Martiri. Misericordia!
-Cosa le ha detto il titolare?- Un’occhio spalancato, l’altro una fessura, di tre quarti, l’indice inquisitore: Amedeo aveva davanti uno squilibrato.
-Il suo capo mi ha detto che non dovevamo dare nell’occhio ma lei, che ora mi fa il preoccupato, arriva con quel bestione..
Cercò di sembrare rassicurante, di scherzarci un po’ su, ma a questo punto non sapeva più cosa pensare. Se il suo interlocutore era un attore, era davvero bravo; impallidì, persino. Amedeo ne fu colpito. Ma quando vide il fattone tirare un calcio a Google, sbiancò anche lui. Stavano scappando, pure il cane correva, attraversando a razzo in mezzo alla rotatoria. Scappati senza dire una parola.
-Ma tu guarda in che storia mi sono infilato. E tutto per stare appresso a quello stronzo. Ma adesso basta. Basta Amedeo. Lui e le sue fughe del cazzo, la sua stupidissima aria da bohemien, il cazzo di vittimismo di mer/
/Drin
-E adesso chi ca/
/Drin
-Mammina! Ciao!
-Amedeo, ciao tesoruccio, mi ha chiamato Ezio poco fa, dice che si è perso il tuo nume/
-/Ezio?! Mamma, che ti ha detto? Precisa mammina, mi raccomado, è importante! Oggi era pure il suo compleanno..
-Amedeo, non cominciare come al solito, eh?! Allora: mi ha detto: salve signora, sono Ezio si ricorda? E io: certo Ezio, come stai? Discreta, perché, insomma, perché.. Non lo so che cavolo combinate e anche tu mi dici sempre/
-/ok mammina, però lascia stare i tuoi flussi di coscienza, dimmi che ti ha detto. Su mammina..
-Mi ha detto: bene signora, e lei? È sempre tanto educato, che paccato che/
-/mamma!
-Bene signora, e lei? E io: bene, a parte gli acciacchi, sai l’età, con mio marito che lavo/
-MAMMA! Lascia stare! Taglia ‘ste cose che sono in ritardo! Lui che ha detto?
-Niente, amore della mamma, è caduta la linea. E poi non ha richiamato, pensa che strano. Ma che ha quel ragazzo?
-Insomma il numero non glielo hai dato?
-No, cocco, è caduta la linea, te l’ho detto! Richiamerà!
-..è caduta la linea, sì. Senti, mammina, ti abbraccio, abbraccia anche babbino, io devo lavorare, ci sentiamo domani, ciao.
-Certo amore. Copriti, mi raccomando! Nevica da vo/
-/click
[continua..]
7:55 #8 – Kopimismo: finalmente una religione (ufficiale) sensata
12 gen
control-ci control-vu
[il mantra del kopimismo]
-
Dopo millenni di cammino spirituale, la ricerca dell’uomo è finita. E quindi anche la mia.
Ringrazio calorosamente Isak Gerson, fondatore della Chiesa missionaria del kopimismo, e Topparelli per la segnalazione che ha portato al pensiero delle ottomenocinque di oggi.
Cos’è il kopimismo? Semplice: il nome deriva da copy me e i principi fondanti sono quattro in tutto (solo quattro, giuro, facili facili, così uno se lì ricorda.. mica i dieci comandamenti, che fingono di essere dieci.. mai poi mettici i sette vizi, le settordici virtù, i millanta sacramenti…). Eccoli:
* All knowledge to all (Tutta la conoscenza a tutti)
* The search for knowledge is sacred (La ricerca della conoscenza è sacra)
* The circulation of knowledge is sacred (La circolazione della conoscenza è sacra)
* The act of copying is sacred. (Copiare è sacrosanto!)
Va da sé, la notizia non è che esiste una religione minchiona molto più sensata di tante altre “serie” (sarebbe troppo facile, basta avere un briciolo di fantasia e ancor meno buon senso e di sicuro chiunque può tirare fuori quattro valori massimamente degni di nota). La notizia è che in Svezia il kopimismo ora è una religione ufficiale. Non so come possano averla presa gli alti rappresentanti delle principali religioni (in particolare quelle fighe, il mainstream) e vi confesso che poco me ne curo. Immagino solo che questo in un certo senso potrebbere riaprire vecchie ferite mai dimenticate, come quando un certo tizio inventò una certa macchina per copiare i libri con una certa facilità e qualche altro tizio si mise in testa che a quel punto un certo libro avrebbe potuto essere tradotto dal latino, per fare un esempio, e riprodotto in tante lingue un tantinello più frequentate da certa gente, tipo la gente comune…
Dal canto mio sono ormai deciso a issare le vele nere col teschio e virare a dritta verso i ghiacci del nord, al grido di abbasso il copyright, viva il copyme! La seconda notizia, quindi, è che ho appena spedito la mia richiesta di sbattezzo; ero stanco di fingermi un pastafariano, e anche l’invisibile unicorno rosa alla fine mi ha deluso.
Ricorda, se sei uno di quelli che in principio era il verbo, tuo preciso dovere è diffonderlo. O meglio: copiarlo, incollarlo, migliorarlo e diffonderlo.








